Il senso della Global Sumud Flotilla

Il senso della Global Sumud Flotilla

Giorgia Meloni ha condannato l’arrembaggio israeliano alla Global Sumud Flotilla in acque internazionali vicino all’isola di Creta e chiesto il rilascio immediato degli attivisti italiani fermati illegalmente. La posizione sorprende: nel settembre 2025 la stessa Meloni aveva definito la Flotilla irresponsabile e dannosa per le relazioni diplomatiche del suo governo con Israele.

Durante la missione del 2025, la Flotilla era stata scortata per un lungo tratto dalla guardia costiera italiana, spagnola e turca. Questa volta la marina israeliana l’ha bloccata quasi subito, a mille chilometri da Gaza, in prossimità delle acque greche, dunque europee. L’Ue e i governi di Italia e Germania hanno condannato la violazione del diritto del mare e del diritto internazionale. Un atto di pirateria.

Ciò nonostante, in serata, Meloni ha ribadito la sua posizione: non capisce il senso della Flotilla. L’argomento è sempre lo stesso: gli aiuti non raggiungono Gaza perché la marina israeliana li intercetta sistematicamente; meglio affidarsi ai canali ufficiali. I detrattori della Flotilla lo dicono senza mezzi termini: lo fate per propaganda, per mettervi in mostra, non per aiutare i palestinesi, e lo sapete anche voi, i vostri aiuti non arrivano a destinazione.

L’argomento ignora i fatti. A Gaza è in corso una crisi umanitaria estrema: i palestinesi non riescono a nutrirsi, alcuni muoiono di fame, mancano medicine e strutture sanitarie. Non è un effetto collaterale della guerra, è una conseguenza diretta del blocco israeliano, che limita o impedisce l’ingresso degli aiuti anche durante la tregua, e blocca il passaggio alla fase 2, la ricostruzione.

E i canali ufficiali non sono un’alternativa reale. Nell’agosto 2025 la ONG genovese Music for Peace aveva raccolto 240 quintali di cibo destinati a Gaza e li aveva inviati via terra attraverso la Giordania, seguendo tutte le procedure richieste. Al valico di Allenby, il COGAT israeliano ha negato l’ingresso: “non esiste un corridoio giordano”. Gli aiuti sono rimasti fermi sei mesi, finché la ONG non li ha distribuiti nei campi profughi in Giordania per evitare che deperissero. Sorte ignota, invece, per gli aiuti inviati dal governo italiano con l’operazione “Food for Gaza”, costata circa 30 milioni di euro. (Il Post)

L’amministrazione americana, prima con Biden, ancora di più con Trump, copre questa politica. I governi europei da quasi tre anni assistono al genocidio dei palestinesi con indifferenza e impotenza: qualche dichiarazione critica, qualche riconoscimento simbolico dello Stato di Palestina, nessuna iniziativa capace di incidere. Israele resta membro associato dell’Ue e mantiene relazioni politiche, commerciali e militari con l’Europa, protette dal veto di Germania e Italia. Rispetto a Gaza, il governo italiano e i governi europei sono ancora più inutili della Flotilla, se non dannosi.

Qui sta il senso della Global Sumud Flotilla. Non è solo un’operazione umanitaria: è un’operazione politica. Serve a rendere visibile ciò che i governi europei preferiscono ignorare: che Israele applica ai cittadini europei alcune delle stesse misure che applica ai palestinesi. Blocca la loro libertà di movimento, li sequestra, li trattiene contro la loro volontà, ne fa oggetto di soprusi e violenze. Serve a mobilitare l’opinione pubblica, la Flotilla di terra, e a ricordare che il genocidio dei palestinesi non è un fastidioso rumore di fondo: sono vite, non meno delle nostre.

Così i governi europei, per salvare la faccia, devono prendere un’iniziativa, dire una parola chiara. Il rapporto tra Ue e Israele, e tra Europa e Stati Uniti, va sotto stress. Bene: è un rapporto complice, e deve costare. Sul lungo periodo, l’obiettivo è isolare Israele come fu isolato il Sudafrica, condizione necessaria per mettere fine all’Apartheid e oggi a un genocidio. Nell’immediato, una parziale apertura del blocco.

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