
Italia e Spagna sono due paesi di primo approdo rispetto ai movimenti migratori dall’Africa. Avrebbero interesse ad allearsi, per affermare un principio di solidarietà in Europa. Per cui, ogni migrante che arriva in Italia, in Spagna, in Grecia, è un migrante che arriva in Europa. Perciò, tutta l’Unione Europea se ne fa carico con un principio di redistribuzione nell’accoglienza.
Però, l’Italia è governata dai sovranisti-populisti, che all’alleanza con i paesi europei mediterranei preferiscono l’alleanza con le estreme destre europee. Le quali, non vogliono redistribuire, vogliono respingere. Con questi effetti: una parte dei migranti riesce comunque ad approdare in Europa, ma rimane in clandestinità e può essere meglio sfruttata; la parte che non ce la fa si divide tra quelli che affogano nel Mediterraneo e quelli che rimangono prigionieri nei campi di concentramento, in paesi africani, come Libia e Tunisia. Con questi paesi, i governi europei hanno stretto accordi per trattenere i migranti. Che finiscono schiavizzati o espulsi e abbandonati nel deserto.
La sospensione di Schengen
Coerente con questa politica, il governo italiano delle destre ha approfittato della crisi di Ceuta a fine luglio 2026, non per aiutare la Spagna, ma per isolarla dall’Europa. Settantamila migranti marocchini hanno raggiunto la città di Ceuta, forzando i confini del territorio spagnolo in Marocco, il governo italiano ha reagito, per usare le parole di Meloni e Tajani, con “la sospensione del Trattato di Schengen” tra Italia e Spagna. In verità, ha spiegato Piantedosi, l’Italia ha reintrodotto i controlli alle frontiere interne, come previsto dal Trattato, in presenza di “una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”. Eppure: 1) tra i due paesi non esiste un confine comune; 2) i migranti si trovavano oltremare a Ceuta; 3) è in vigore un regime speciale, dal 1991, che impone controlli d’identità in uscita da Ceuta verso la Spagna peninsulare o altri paesi Schengen.
La prova della inutilità della reazione italiana è data dallo stesso Viminale. In tutto il mese di agosto 2026, con “Schengen sospeso”, sono state controllate 500mila persone, identificate 180mila, respinte 31, solo 8 marocchini, nessuno proveniente da Ceuta. Malgrado ciò, il governo italiano ha prorogato la “sopensione di Schengen” per altri quindici giorni, vagheggiando un pericolo di infiltrazioni jiahdiste. Naturalmente, il governo spagnolo ha sospeso a sua volta la libera circolazione con l’Italia, mostrando peraltro, che la maggior parte dei migranti irregolari in Europa approda via Italia e non via Spagna. Infatti, percepita la rottura della solidarietà europea, si è aperto un varco. A metà agosto, la Germania ha annunciato che avrebbe ripreso a trasferire in Italia i migranti “dublinanti”, cioè, richiedenti asilo entrati in Italia e poi trasferitisi in Germania. Con effetto domino: alla Germania si sono aggiunte Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Irlanda.
La competizione con l’estrema destra
La crisi diplomatica tra Italia e Spagna, innescata dal governo italiano, ha due cause. Una interna all’Italia e una interna all’Europa. La causa interna all’Italia è dovuta alla paura di Giorgia Meloni, la nostra presidente del consiglio. La quale teme la concorrenza di Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Il partito della destra più estrema, che veleggia nei sondaggi ormai sopra la Lega e Forza Italia. Data la fluidità dell’elettorato di destra, già mostrata nelle precedenti elezioni politiche ed europee, nulla esclude che Futuro Nazionale possa insidiare il primato di Fratelli d’Italia. Intanto gli riduce i margini di ambiguità, nel giostrarsi tra fascismo e conservatorismo.
La causa interna all’Europa vede ogni partito conservatore, specie se al governo, fare i conti con la concorrenza di una destra più estrema. Invece, il governo spagnolo di Pedro Sanchez è un governo socialista, bersaglio facile da isolare da parte di tutti i governi conservatori che vogliono dare prova di inflessibilità sull’immigrazione. Nella propaganda conservatrice, o come oggi si usa dire nella “narrazione”, la crisi di Ceuta sarebbe stata provocata dalla benevolenza spagnola in materia migratoria. Il governo Sanchez si è opposto alle nuove restrizioni europee e soprattutto ha regolarizzato centinaia di migliaia di immigrati in Spagna, generando un effetto di attrazione.
La regolarizzazione spagnola
In buona o cattiva fede, la lettura conservatrice è sbagliata. Il governo Sanchez non ha regolarizzato indiscriminatamente una massa di immigrati, ma immigrati lavoratori che avevano i requisiti per ottenere il permesso di lavoro. Per essere regolarizzati, i migranti dovevano dimostrare di risiedere in Spagna da almeno cinque mesi prima del 1° gennaio 2026, di non avere precedenti penali e di avere un contratto di lavoro, legami familiari o trovarsi in una situazione di vulnerabilità. Le domande potevano essere presentate solo dal 16 aprile al 30 giugno 2026. Quando la crisi di Ceuta è esplosa a fine luglio, il programma era già scaduto da un mese. La misura offriva un permesso di soggiorno e di lavoro per un anno, rinnovabile, non la cittadinanza spagnola o europea, come erroneamente affermato da alcuni esponenti della destra italiana.
La campagna di disinformazione su Ceuta
La campagna di disinformazione via social che ha incoraggiato migliaia di marocchini a varcare il confine di Ceuta, non faceva riferimento alla regolarizzazione spagnola, ormai chiusa, ma ad una sentenza della magistratura spagnola che vietava il respingimento di massa a Ceuta e Melilla. L’8 luglio 2026, la Corte Suprema spagnola ha stabilito che i migranti che arrivano via mare a Ceuta e Melilla non possono essere soggetti alla stessa procedura di respingimento immediato prevista per chi supera le barriere fisiche di terra. La Corte ha infatti chiarito che il mare non può essere considerato una “barriera materiale”. La campagna di disinformazione diceva che il confine di Ceuta era ormai aperto e che i migranti sarebbero stati accolti dalla Spagna sulla base di questa sentenza.
Chi ha mosso questa campagna? Forse il Marocco stesso, per punire la Spagna del suo riavvicinamento all’Algeria, poiché i due paesi sono in conflitto nella contesa sulla sovranità del Sahara occidentale. La Spagna nega la responsabilità del Marocco, perché ha comunque bisogno della sua collaborazione per gestire i confini di Ceuta e Melilla. Sanchez ha accusato Russia e Israele di strumentalizzare la migrazione con l’obiettivo di attaccare la Spagna, dividere l’Europa e indebolirla. Ha inoltre collegato le azioni di Russia e Israele alle posizioni di Madrid sulle guerre in Ucraina e a Gaza.
Con ciò possiamo considerare la vicinanza di Trump a Israele e al Regno del Marocco, oltre la sua ostilità alla UE e, in particolare, alla Spagna di Sanchez. Anche i flussi migratori sono diventati uno strumento delle guerre ibride. Non sappiamo chi abbia orchestrato la campagna. Sappiamo però che una campagna di disinformazione ha trasformato una sentenza giudiziaria molto circoscritta nell’immagine di una Spagna che avrebbe aperto le proprie frontiere.
La vulnerabilità di Ceuta e Melilla
Come che sia, qualsiasi stato europeo che avesse due città in territorio africano sarebbe saltuariamente esposto ad assalti migratori, sotto qualsiasi governo e con qualsiasi politica migratoria. È proprio la situazione della Spagna, che ha due città autonome, Ceuta e Melilla, in territorio marocchino. Il Marocco considera Ceuta e Melilla come “territori occupati” e ne rivendica la sovranità. Però, la comunità internazionale, inclusa l’Unione Europea, riconosce la sovranità spagnola sulle due exclave. Restituire Ceuta e Melilla al Marocco risolverebbe alla radice gli assalti migratori alle due città, ma la Spagna non considera questa possibilità. Ceuta e Melilla sono spagnole da oltre 500 anni, da prima che si formasse lo stato del Marocco. Gli abitanti sono cittadini spagnoli ed europei. La stragrande maggioranza della popolazione, composta da cristiani, musulmani di origine marocchina, ebrei e indù, si identifica con lo Stato spagnolo.
Ragion per cui, crisi a Ceuta e Melilla, con assalto di migliaia di migranti tutti insieme, le abbiamo viste anche negli anni passati, sia sotto il governo del partito socialista, sia sotto il governo del partito popolare. In alcuni periodi, la propaganda delle forze xenofobe, per denigrare una presunta politica troppo blanda dell’Italia o di altri paesi europei, esclamava: gli spagnoli arrivano anche a sparare ai migranti che si avvicinano ai loro confini. È successo a Ceuta e Melilla.








