Farsi concavi, perché alla fine vincono i barbari

Scritto da

in

La paura dei migranti o l’interesse a sfruttarli sono all’origine della maggior parte dei problemi di sostenibilità dell’accoglienza. O meglio, della sua mancanza. Più rastrelli, imprigioni, respingi, rimpatri, più produci clandestini, degrado, conflitti. Di fronte all’immigrazione, che ci piaccia o meno (e a me non dispiace), è meglio farsi concavi che convessi.

Ogni essere umano che voglia spostarsi da un territorio all’altro deve poterlo fare. I capitali si spostano per tutto il mondo alla ricerca degli investimenti migliori. Le merci si spostano alla ricerca del miglior acquirente. Anche i lavoratori devono potersi spostare alla ricerca della migliore offerta di lavoro. Gli esseri umani hanno più motivi per volersi spostare. Alcuni fuggono dal peggio. Di fatto sono cacciati dalla guerra, la dittatura, la miseria, i cataclismi. Altri desiderano il meglio. Sono attratti dalla libertà e dal benessere e vogliono contribuirvi. Noi, italiani ed europei, siamo sia paesi di emigrazione, sia paesi di immigrazione. Così come lasciamo andare i nostri abitanti nativi, possiamo accogliere come nuovi abitanti gli immigrati stranieri.

Nel linguaggio della paura, questa idea viene mostrificata come immigrazione incontrollata o immigrazione clandestina. Ma questi caratteri negativi (incontrollata e clandestina) non sono prodotti da chi vuole arrivare, ma da chi vuole respingere. Tutta l’immigrazione, indipendentemente dal suo flusso, può essere controllata, se si è disposti a garantire le vie d’accesso legali, a registrare chi arriva, a organizzare la redistribuzione volontaria dei migranti tra i paesi europei e, all’interno dei paesi, tra le regioni, le province, le città, i villaggi.

Una parte dei nuovi arrivati può essere impreparata. Allora, noi possiamo investire nella loro formazione scolastica e professionale, per avere nuovi lavoratori, professionisti, imprenditori qualificati. I costi non devono spaventare. L’OCSE e la Banca Mondiale documentano il contributo fiscale netto positivo dell’immigrazione regolare nel medio periodo. I costi verrebbero quindi ripagati dalla ricchezza prodotta dagli immigrati e sarebbero comunque equivalenti o persino inferiori ai costi della macchina dei respingimenti e dei rimpatri forzati. Con la differenza che genereremmo lavoro, cultura, benessere e potremmo essere orgogliosi della nostra civiltà e della sua capacità di accogliere e integrare, invece di generare morte, prigionia e sofferenza, per poi doverci vergognare del nostro imbarbarimento chiuso in una fortezza dal benessere declinante, assediata da moltitudini di disperati.

La macchina dei respingimenti e dei rimpatri produce ciò che vuole combattere: la clandestinità di massa. Con tutti i problemi sociali che comporta: degrado urbano, conflitti comunitari, caporalato. Respingere significa decine di migliaia di morti in mare, decine di migliaia di prigionieri nei campi di concentramento nelle frontiere esternalizzate. Mafie che lucrano nel traffico di esseri umani. Questa politica violenta ha la sua logica perversa. Il razzismo garantisce, non l’esclusione dei migranti, ma l’esclusione dai diritti, quindi lavoratori schiavi. Offre manodopera sottopagata a un blocco sociale di padroncini e di consumatori di prodotti a basso prezzo e offre un capro espiatorio a quel pezzo di società più frustrata, che trova momentaneo sollievo nel prendere a calci qualcuno.

All’interno degli stati, le persone si muovono liberamente da una città all’altra, da una regione all’altra, i cambi di residenza, di domicilio, di lavoro, sono registrati e nessuno vede in questo una immigrazione incontrollata. Nessuno teme che la città più ricca debba accogliere tutti gli abitanti delle città più povere. Lo stesso succede nell’Unione Europea, nelle confederazioni sovranazionali, negli Stati Uniti. Perché non dovrebbe succedere lo stesso a livello di tutte le nazioni e di tutti i continenti? Non ci sono motivi razionali per volerlo impedire. C’è solo la paura o l’interesse dello sfruttamento. Il razzismo imbarbarisce quelle società che vogliono sottomettere i barbari o difendersi dal loro fantasma. Ma sappiamo già come va a finire: alla fine vincono i barbari. E io, comunque, faccio il tifo per loro.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *