
Se parlarne o meno
Esiste l’idea che il successo di Roberto Vannacci sia provocato dall’enfatizzazione mediatica promossa dai suoi stessi avversari. La cosa giusta da fare sarebbe ignorarlo, per non regalargli pubblicità. Questa mossa presuppone il controllo totale della comunicazione politica. Basti ricordare che il generale ha guadagnato i primi titoli sui giornali quando il suo libro auto pubblicato “Il Mondo al contrario” era ormai in testa alla classifica dei libri più venduti su Amazon. Il testo veicolava luoghi comuni reazionari sulle donne, gli omosessuali, i migranti. Il suo prodotto era cresciuto da solo e, con o senza l’aiuto dei media, sarebbe cresciuto ancora, come molti anni prima, nell’oscurità mediatica, era cresciuta la Lega di Umberto Bossi.
Se i media canalizzano e accelerano questo tipo di prodotto è perché intercettano una massa critica di risentimento nel Paese. Se non ci fosse, il solo sovraccarico mediatico non potrebbe reggere a lungo la promozione di un fantoccio. Nell’interazione tra quel tipo di leader e i media, il vantaggio è reciproco. Il leader divulga il suo messaggio, il media ottiene audience. Si discute se Lilli Gruber sia stata efficace nell’intervistare Vannacci, ma per lei è andata bene comunque, perché ha fatto il 10% di share. Con un altro leader non le sarebbe riuscito. L’enfatizzazione mediatica non ha il potere di spingere un peso morto. Se questo leader ha successo vuol dire che, nonostante o in forza delle sue idee mortifere, è un fenomeno vitale. Ignorarlo equivale a fare lo struzzo.
Se torna utile per dividere la destra
Secondo retroscena giornalistici, Matteo Renzi avrebbe spinto il generale Vannacci a uscire dalla Lega e fondare Futuro Nazionale. Se il nuovo movimento rimane fuori dal centrodestra, gli sottrae voti e avvantaggia il centrosinistra. Invece, se entra nel centrodestra lo radicalizza, facendogli perdere i voti di centro; anche così avvantaggerebbe il centrosinistra. Sul piano tattico sembra intelligente, sul piano strategico potrebbe non esserlo. Futuro Nazionale può indebolire anche il centrosinistra, sottraendo voti al M5S. Il PCI non ha mai perseguito la divisione della DC, perché la considerava una diga antifascista. Il centrodestra non è la DC, ma al peggio non c’è mai fine. Destabilizzare la parziale istituzionalizzazione del centrodestra potrebbe generare dei mostri. Il modello renziano è Nigel Farage che ha cannibalizzato il partito conservatore in Gran Bretagna. Ma Nigel Farage ha già provocato la Brexit e in un prossimo futuro potrebbe conquistare Downing Street.
I ragionamenti intorno a Vannacci trattano di una forza del 5%. Ma questa forza, che oggi ha superato la Lega nei sondaggi, può scalare il centrodestra. Abbiamo già visto, tra il 2013 e il 2022, che i populismi italiani, passati per la prova del governo, possono travasarsi da uno all’altro. Da Forza Italia al M5S alla Lega a Fratelli d’Italia. Entro le elezioni del 2027, Futuro Nazionale può diventare la nuova forza assorbente del populismo. Quando i populisti italiani vanno al governo si danno una patina di moderazione istituzionale, diversamente da Trump, Orban, Milei, che anche al potere continuano a recitare la retorica originaria.
Così, la parte di elettorato delusa dal governo Meloni, invece di rifluire nell’astensione, può rivolgersi a Vannacci. Adesso che il ritorno degli eredi del fascismo al governo è stato sdoganato da una rassicurante figura femminile come Giorgia Meloni, l’estrema destra può ridarsi una leadership più virile e consona alla propria subcultura. Così, se a destra ci sarà l’accordo o meno, dipenderà anche da questo conflitto. Se FdI valuterà di poter meglio difendere il proprio primato tenendo il generale fuori o dentro la coalizione. Fuori, può far perdere il centrodestra, dentro può scalarlo.
L’effetto rincorsa
Intanto, gli slogan di Futuro Nazionale arretrano il dibattito pubblico in senso autoritario, razzista e sessista. La remigrazione non è solo respingimenti e rimpatri, è la deportazione collettiva di immigrati ormai integrati, di seconda generazione, persino cittadini italiani. Il suo modello è l’ICE di Trump. Limitarsi a sfidare Vannacci sul piano pratico “Come lo fai?” è pericoloso. Si rischia di dargli ragione in termini valoriali “Si, andrebbe fatto, ma non si può” e di spingere lui e la destra a dimostrare che invece si può, spostando sempre un po’ più in là la soglia della crudeltà e della violazione dei diritti umani. Tutta la politica migratoria europea e italiana degli ultimi trent’anni somiglia alla storia della rana bollita. Negare il femminicidio, le quote rosa, valorizzare la libera scelta della casalinga ridà fiato al maschilismo revanschista. Lega e FdI saranno indotti a riaccentuare i loro tratti fascistoidi per reggere la concorrenza.
Il movimento di Vannacci e la radicalizzazione di una parte del centrodestra nell’insieme saranno forse solo una minoranza. Ma possono essere una minoranza determinata che si aggrega, si mobilità, trova una esplicita legittimazione e rappresentanza politica. È una parte ampia di società italiana per la quale il fascismo ormai è attraente e quel che eventualmente non attrae può essere metabolizzato. Non è scontata la fuga dei moderati, in Italia i cordoni sanitari sono saltati da molto tempo. Troppe persone soffrono la vecchiaia, la solitudine, la povertà materiale ed esistenziale. Quando parliamo dell’integrazione degli immigrati di altre culture, spesso trascuriamo che la nostra stessa società tende alla disintegrazione sociale e culturale.
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