
Nel 2025, l’Occidente si è spostato ancora più a destra. Negli Stati Uniti, Donald Trump è tornato alla Casa bianca nella versione più estrema di se stesso. In politica interna, ha minacciato e attaccato avversari, magistrati, i diritti delle minoranze, in particolare dei migranti. Nella politica estera, ha iniziato a smantellare le politiche ambientali, il multilateralismo, il libero commercio, l’assistenza umanitaria, la resistenza ucraina. Nell’Unione Europea, la rielezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione UE ha aperto alla collaborazione con partiti prima considerati “impresentabili”. In Germania, Francia, Austria e Portogallo, destra e estrema destra hanno ottenuto risultati elettorali storici, arrivando in alcuni casi a guidare governi o a influenzare l’agenda politica. In Germania, Alternative für Deutschland (AfD) è diventata il secondo partito, mentre in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen continua a crescere e minare la stabilità politica tradizionale.
Secondo gli analisti, l’Occidente spostato a destra è l’effetto combinato di questioni sociali, economiche e culturali. Le crisi economiche provocate da pandemia, crisi energetica, guerra ucraina, hanno accentuato le disuguaglianze e un declino reale o percepito. Da qui rabbia e sfiducia delle classi medie e popolari verso le istituzioni, con molti elettori spinti verso partiti che promettono protezione, identità e un ritorno a valori tradizionali. In molti paesi, la destra ha sfruttato la paura dello “straniero” e la nostalgia per un passato idealizzato, proponendosi come difensore della cultura nazionale contro la globalizzazione e dell’ordine sociale contro i migranti. Le estreme destre si sono date una immagine più moderata e normale, per presentarsi come alternative credibili. Mentre la sinistra, impegnata sui diritti civili, ha lasciato scoperta la protesta sociale. La comunicazione diretta semplificata, aggressiva e polarizzante dei social media, ha aiutato la destra a raggiungere ampi strati della popolazione.
L’ascesa della destra può consolidarsi o essere transitoria. Crudele e incompetente alla prova del governo, la destra può aggravare i problemi e perdere il consenso. Ma non si può aspettare che fallisca. Occorre resistere e mettere al primo posto l’economia reale e la protezione sociale: potere d’acquisto, sicurezza del lavoro e della casa, sanità, istruzione, previdenza. Senza contrapporsi all’avversario, né imitarlo. Criticare i leader populisti, ma non offenderne gli elettori. Separare nel populismo il sociale dal politico. Quindi, difendere o rafforzare lo stato di diritto, la divisione dei poteri, la democrazia e le istituzioni. Anche con la riforma partecipativa dei partiti e la tutela dei diritti delle minoranze. Tessendo una narrativa diversa, una visione positiva e inclusiva dell’identità nazionale, che guardi al futuro e non a un passato idealizzato. Con il sostegno dell’alleanza di tutte le forze democratiche e progressiste.