Israele: cosa è andato storto?

Israele: cosa è andato storto? di Omer Bartov.

Omer Bartov, storico israeliano della Shoah e docente alla Brown University, dove tiene un corso molto apprezzato sull’Olocausto e la Nakba, sostiene che il feroce attacco israeliano a Gaza costituisca un genocidio. Vive negli Usa da oltre trent’anni e la distanza dagli eventi gli ha permesso, dice, di vedere ciò che in Israele molti rifiutano di riconoscere. La sua presa di posizione, espressa in un saggio sul New York Times del 2025, gli è costata amicizie e rapporti personali.

Nel nuovo libro, Israel: What Went Wrong? (Israele: cosa è andato storto?), presentato sul Guardian, Bartov ricostruisce la trasformazione del Paese. Da uno Stato che prometteva “piena uguaglianza di diritti” a un progetto segnato da colonialismo d’insediamento ed etnonazionalismo. La sua analisi nasce da una biografia intrecciata con la storia israeliana. Genitori sionisti, servizio militare in più fronti, una carriera accademica dedicata allo studio dei genocidi e della memoria della Shoah.

Bartov denuncia l’uso politico dell’Olocausto, divenuto a suo giudizio una “enorme foglia di fico” che alimenta vittimismo, arroganza e autoassoluzione. Non minimizza gli orrori dello sterminio nazista, ma critica il modo in cui è stato impiegato per giustificare politiche oppressive. A suo avviso, il sionismo originario conteneva due anime: una liberatrice, volta a proteggere un popolo perseguitato, e una coloniale. Dopo il 1948, la scelta del nuovo stato di non adottare una costituzione, di non definire i confini e di non riconoscere i diritti dei palestinesi ha fatto prevalere la seconda.

Pur rifiutando l’etichetta di “anti-sionista”, Bartov respinge con forza la versione di sionismo oggi dominante in Israele. Sa che la sua critica appare insufficiente a molti palestinesi e loro sostenitori, che leggono l’intera storia israeliana come un progetto che mirava fin dall’inizio alla eliminazione del popolo palestinese. Egli considera questa visione riduttiva, ma ammette che descrive ciò che il sionismo è diventato.

Il libro dedica ampio spazio alla “colpa originaria” della fondazione di Israele: l’incapacità dei fondatori di tradurre in norme vincolanti i principi della dichiarazione d’indipendenza. Se David Ben-Gurion avesse scelto una costituzione e una carta dei diritti, sostiene Bartov, Israele avrebbe potuto evolvere in una democrazia liberale compiuta.

Nonostante il quadro cupo, intravede una via d’uscita. Un modello di confederazione tra due Stati sovrani, israeliano e palestinese, con confini simili a quelli del 1967 e libertà di movimento reciproca. Un’idea oggi remota, mentre Gaza è ancora in macerie e la guerra continua. Ma che potrebbe diventare inevitabile se gli Usa riducessero il sostegno militare a Israele. L’opinione pubblica americana, sia democratica sia repubblicana, sta infatti diventando sempre meno filoisraeliana.

Bartov osserva che denunciare l’antisemitismo ha perso efficacia. In parte perché l’influenza dei donatori filo-israeliani sulla politica statunitense, come la campagna di Israele per convincere gli Usa a dichiarare guerra all’Iran, è innegabile. In parte perché l’accusa di antisemitismo è diventata vuota, a causa della sua flagrante strumentalizzazione come “strumento per mettere a tacere le persone. Paradossalmente, scrive, lo stato di Israele, che voleva essere la risposta definitiva all’antisemitismo, è divenuto “la migliore scusa per gli antisemiti”, poiché la sua condotta allontana anche molti dei suoi storici alleati.

Il prezzo personale per Bartov è alto. L’ultimo viaggio in Israele, nel 2024, lo ha turbato: la normalità quotidiana gli sembrava insostenibile mentre, a pochi chilometri, si consumava una tragedia. Molti amici si sono allontanati. Il libro uscirà in molte lingue, ma non in ebraico: gli editori israeliani non lo vogliono. Lo considerano un intellettuale che giudica da lontano, “in una stanza con l’aria condizionata”.

Eppure, se il pubblico israeliano non è in grado di leggere Bartov, come può sperare di comprendere in Israele ciò che lui ha compreso così chiaramente negli Usa? Speriamo che il libro abbia presto una traduzione anche in italiano.


What went wrong in Israel?
A genocide scholar examines ‘what Zionism became’
Aaron Gell – The Guardian, Tue 21 Apr 2026
https://www.theguardian.com/

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