
Marwan Barghouti sta a Nelson Mandela come i palestinesi oppressi dall’occupazione israeliana stanno ai neri sudafricani oppressi dall’Apartheid. È, infatti, da 24 anni il più famoso prigioniero palestinese nelle carceri israeliane. Il leader più popolare tra i palestinesi, l’unico capace di unire tutti i partiti del suo popolo nella lotta nazionale per la liberazione dall’occupazione israeliana.
Il Mandela palestinese
Barghouti fu arrestato dall’IDF a Ramallah nel 2002 e condannato da un tribunale israeliano nel 2004. Si era al culmine della seconda intifada, e l’IDF accusava il leader palestinese di aver ordinato attacchi che causarono la morte di civili israeliani. Ma il processo fu denunciato da Amnesty International e dall’Unione Interparlamentare per gravi irregolarità: confessioni di altri detenuti ottenute sotto coercizione, una prova chiave contenuta in un verbale di interrogatorio che Barghouti aveva rifiutato di firmare, e la violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta di processare nel proprio territorio persone prelevate da un territorio occupato. Un tribunale che giudica un parlamentare eletto di un popolo sotto occupazione non esercita giustizia neutrale.
Nel 2002 Nelson Mandela, il primo presidente sudafricano eletto democraticamente dopo la fine dell’apartheid, disse al suo avvocato Khader Shkirat: “Quello che sta succedendo a Barghouti è esattamente quello che è successo a me. Il governo ha cercato di delegittimare l’African National Congress e la sua lotta armata mettendomi sotto processo”.
Da uomo libero potrebbe essere il partner ideale per un accordo di pace e coesistenza israelo-palestinese, perché condivide la prospettiva due popoli, due stati. Per lo stesso motivo, i governi della destra israeliana continuano a tenerlo prigioniero, rifiutano di negoziarlo nelle trattative sugli scambi di prigionieri, e non solo.
Le torture in carcere
La sua famiglia e il suo avvocato affermano che Marwan Barghouti continua a essere vittima di abusi e violenze nelle carceri israeliane. Tre settimane fa, le guardie carcerarie sono entrate nella sua cella, nel carcere di Megiddo, e lo hanno costretto a terra, ripetutamente aggredito, aizzandogli contro un cane da guardia. È stato poi picchiato durante un trasferimento carcerario. Una settimana fa, nel carcere di Ganot, è stato pestato selvaggiamente e lasciato sanguinante per più di due ore, negandogli le cure mediche.
Non sono episodi isolati. Da due anni e mezzo, ossia dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Marwan Barghouti è stato posto in isolamento, nonostante lui non abbia relazione con quell’atto terroristico, anzi abbia stigmatizzato il coinvolgimento di civili tra le vittime. In questo periodo è stato più volte aggredito e picchiato dalle guardie. Durante un pestaggio, gli hanno rotto quattro costole e provocato lesioni alla testa.
Le visite dei familiari al carcere sono vietate e la famiglia teme per la sua vita, da quando ha ricevuto la notizia secondo cui è stato picchiato fino a perdere i sensi da otto guardie carcerarie israeliane. Alcuni ex detenuti rilasciati in seguito a un accordo di cessate il fuoco hanno fornito prove dell’aggressione.
L’anno scorso, Ben-Gvir, ministro della sicurezza nazionale e leader dell’estrema destra israeliana, ha condiviso un video sui social, in cui lo si vede apostrofare e umiliare Marwan Barghouti nella sua cella. Il leader palestinese, riapparso così in pubblico dopo tanti anni, è apparso invecchiato, dimagrito, emaciato, praticamente irriconoscibile.
La condizione dei prigionieri palestinesi
La condizione degli altri prigionieri palestinesi, se possibile, è ancora peggiore. Nell’insieme sono 9.560 persone, detenuti per “ragioni di sicurezza”. Tra questi, oltre 3.500 sono trattenuti in detenzione amministrativa, cioè imprigionati senza essere condannati e senza sapere di cosa sono accusati.
Dal 7 ottobre 2023, le agenzie dell’ONU e le organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno segnalato un aumento delle denunce di abusi e violenze contro i prigionieri palestinesi. Tra cui, percosse sistematiche, violenze sessuali, fame e gravi negligenze mediche.
Il Servizio penitenziario israeliano (IPS) nega le accuse. Afferma di non essere a conoscenza di nessun “incidente” di questo tipo e che, per quanto ne sa, atti simili non si verificano nelle sue strutture. Un suo comunicato dichiara che tutti i detenuti ricevono cure mediche in conformità con il giudizio professionale dei medici e nel rispetto delle linee guida del Ministero della Salute.
Ma a settembre la Corte Suprema israeliana ha stabilito che le carceri israeliane non fornivano cibo a sufficienza ai detenuti palestinesi e ha ordinato il miglioramento delle condizioni di detenzione.
Il silenzio dell’Europa
Eppure le condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi, documentate dall’ONU e da numerose ONG, non trovano posto in nessuna dichiarazione, nessuna iniziativa dei governi europei né dell’Unione Europea. Dovrebbero invece accendere i riflettori su questa situazione: riconoscere i detenuti come prigionieri politici, arrestati nel contesto di un’occupazione militare; esigere che siano trattati nel rispetto dei diritti umani, come del resto dispone la stessa Corte Suprema israeliana; pretendere la liberazione di tutti coloro che sono detenuti senza condanna.
E chiedere, in particolare, la liberazione di Marwan Barghouti: per ragioni umanitarie, perché un uomo di 66 anni viene aggredito, picchiato e lasciato sanguinante nelle celle israeliane. E per ragioni politiche, perché senza di lui una pace giusta tra israeliani e palestinesi è difficile da immaginare.
Prominent Palestinian prisoner Marwan Barghouti assaulted three times in a month, family says
Yolande Knell, Middle East correspondent, BBC, 15 Apr 2026
https://www.bbc.com/
Palestinian leader Marwan Barghouti facing ‘escalating abuse’ in Israeli jails
‘Palestine’s Mandela’ suffers three recent attacks including assault where prison guards set a dog on him, lawyer says
Emma Graham-Harrison in Jerusalem Wed The Guardian 15 Apr 2026
https://www.theguardian.com/
Lascia un commento