La distruzione israeliana del Libano meridionale

La distruzione israeliana del Libano meridionale

Una inchiesta del Guardian mostra in video, mappe e grafici, gli effetti distruttivi dell’invasione israeliana del Libano meridionale. Oltre 1,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di bombardamenti, ordini di evacuazione e demolizioni.

Israele ha distrutto il Libano meridionale in diverse fasi. Il 2 marzo, Hezbollah ha lanciato razzi sul nord di Israele, in risposta all’attacco israelo-americano all’Iran. L’esercito israeliano ha immediatamente ordinato l’evacuazione forzata di oltre 100 villaggi sul confine israelo-libanese, per poi bombardarli subito dopo. Decine di migliaia di libanesi meridionali sono fuggiti a nord per rifugiarsi in città come Tiro, Sidone e Beirut. Il 4 marzo, l’esercito israeliano ha intimato a tutti gli abitanti a sud del fiume Litani di andare a nord. Il 12 marzo, ha ordinato l’evacuazione forzata degli abitanti tra il fiume Litani e il fiume Zaharani. Poi ancora più a nord, anche per i sobborghi meridionali di Beirut. Così, Israele ha evacuato il 14,3% del territorio libanese e costretto 1,2 milioni di persone a lasciare le proprie case.

Due mesi dopo, la maggior parte dei libanesi meridionali rimane sfollata. Molte delle loro case sono ridotte in macerie, distrutte dai raid aerei o da demolizioni controllate. Il ritorno è impossibile sotto la linea gialla: una zona istituita da Israele dopo il cessate il fuoco del 17 aprile. Si trova lungo il confine israelo-libanese, comprende 50 villaggi occupati da soldati israeliani, in 608 kmq, il 6% del territorio del Libano. La linea gialla è una tecnica militare importata da Gaza. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ordinato all’esercito di applicare il “modello Rafah e Beit Hanoun” nel Libano meridionale. Ossia, la demolizione dei villaggi lungo il confine. Nonostante il cessate il fuoco, Israele continua a condurre attacchi in tutto il Libano.

L’esercito israeliano ha invaso e occupato parti del Libano mentre la sua aviazione bombardava tutto il paese. 3.688 raid dal 2 marzo al 1° maggio, in particolare nella periferia sud di Beirut, nel Libano meridionale e nella valle della Bekaa, per colpire case, valli, automobili. Le infrastrutture civili sono diventate un obiettivo esplicito. Dal 12 marzo, Israele ha iniziato a bombardare i ponti sul fiume Litani, sostenendo che fossero utilizzati da Hezbollah. Ma le organizzazioni per i diritti umani affermano che ciò costituisce un crimine di guerra, perché i ponti sono necessari per rifornire la popolazione civile ancora intrappolata nel sud del Libano. Poche, ore prima del cessate il fuoco, il 17 aprile, Israele ha bombardato e distrutto l’ultimo ponte, il ponte di Tiro, una delle città più grandi del sud, lasciando un cratere al posto della struttura.

Oltre alle case, le persone hanno dovuto ad abbandonare le proprie auto e attraversare il cratere a piedi, per lasciare la città. Gli scontri tra Israele ed Hezbollah sono proseguiti anche dopo il cessate il fuoco in una guerra a minore intensità. L’esercito israeliano ha continuato a imporre evacuazioni forzate in decine di città, anche oltre la linea gialla. Spopolato il Libano meridionale, ridotti di intensità gli attacchi di Hezbollah, l’esercito israeliano ha impiegato appaltatori civili per abbattare gli edifici lungo il confine con gli escavatori.

Con taniche piene di liquidi esplosivi legate insieme da filo rosso, veicoli blindati carichi di esplosivo e bulldozer, l’esercito israeliano ha raso al suolo interi villaggi, filmati da giornalisti israeliani e dagli stessi soldati. A Qantara, nel sud del Libano, l’esercito israeliano ha utilizzato oltre 450 tonnellate di esplosivo per radere al suolo la cittadina situata sulla collina. Un video mostra un cratere sabbioso dove un tempo sorgevano gli edifici. Ahmad Abu Taam, un negoziante di Taybeh ha dichiarato al Guardian: «Si prova un profondo senso di frustrazione. Come se qualcuno avesse il potere di cancellarti».

Conflict Ecology, un laboratorio di ricerca con sede negli Stati Uniti che utilizza immagini satellitari e dati geospaziali provenienti da aree di conflitto in tutto il mondo, afferma che almeno 2.154 edifici sono stati danneggiati o distrutti in tutto il Libano. Human Rights Watch dichiara che la demolizione dei villaggi di confine da parte di Israele può configurarsi come distruzione gratuita, un crimine di guerra.

Se Israele sostiene che la distruzione dei villaggi di confine è il tentativo di eliminare quelle le “infrastrutture militari di Hezbollah radicate nelle aree civili”, Human Rights Watch risponde che la possibilità che Hezbollah utilizzi alcune strutture civili per scopi militari non giustifica la distruzione su larga scala dei villaggi di confine.

In un caso, l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria la scuola secondaria pubblica nella città di Marwahin, nel Libano meridionale. Poi, ha pubblicato la foto di quello che ha definito “un deposito di armi utilizzate da Hezbollah”, rinvenuto all’interno della scuola, per giustificarne la demolizione. Legal Agenda, un’organizzazione di monitoraggio legale con sede a Beirut, ha affermato che le armi erano fucili da caccia confiscati dalle autorità locali, citando fonti giudiziarie, e fotografate in un’aula di tribunale con un’etichetta apposta su ciascuna arma contenente informazioni sul caso.

Dal 2 marzo, oltre 2.846 persone sono morte uccise e 8.693 ferite dagli attacchi israeliani in Libano. Il ritmo delle morti è rallentato dal cessate il fuoco del 17 aprile, ma le persone continuano a morire a causa dei raid aerei israeliani. Venerdì, un dipendente della protezione civile è morto in un attacco aereo israeliano vicino a Rachaya, nel sud del Libano. La notte precedente, tre persone, tra cui un neonato, sono state uccise e 15 ferite a Duweir, nei pressi della città di Nabatieh, nel sud del Libano.

Gli scontri si intensificano. Hezbollah ha preso di mira le truppe israeliane nel sud del Libano con crescente successo, mentre Israele ha gradualmente superato le precedenti “linee rosse”, arrivando a colpire, mercoledì, i sobborghi meridionali di Beirut. Il popolo libanese teme che il cessate il fuoco possa fallire prima che i negoziati a Washington abbiano la possibilità di raggiungere un accordo di armistizio, facendo precipitare il Paese in una nuova guerra.


The Guardian Mon 11 May 2026
Vision of destruction: Israel’s assault on southern Lebanon in video, maps and charts
More than 1.2 million people have been forced to flee their homes amid bombings, evacuation orders and demolitions
By William Christou in Beirut. Graphics by Lucy Swan, Heidi Wilson and Paul Scruton
https://www.theguardian.com/

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