Tag: Libano

  • Guarda cosa mi hai fatto fare

    Israele in Libano la distruzione non eliminerà Hezbollah

    Le obiezioni nel thread sulla distruzione israeliana del Libano meridionale le riassumo in cinque punti a cui provo a dare una risposta.

    1) Era prevedibile che al lancio dei razzi di Hezbollah sul nord di Israele, l’esercito israeliano avrebbe reagito con l’occupazione e la devastazione del Libano del sud, secondo il modello Gaza: eliminare la popolazione civile, per eliminare la milizia paramilitare mescolata tra i civili.

    È vero, era prevedibile. Come era prevedibile che Israele, attaccando l’Iran, avrebbe provocato il lancio di razzi di Hezbollah. Nella spirale dei conflitti mediorientali quasi ogni mossa è prevedibile, ma nessuna viene prevenuta, perché si confonde il prevedibile con l’inevitabile, o peggio, con l’accettabile. Questo fa sì che il prevedere reazioni catastrofiche o svantaggiose nei propri confronti non sia sufficiente a far desistere dal giocare la mossa che innescherà la prevedibile contromossa. “Attacchiamo l’Iran. Hezbollah ci lancerà i razzi? Sarà un buon motivo per appropriarci del Libano meridionale”. “Lanciamo razzi, Israele ci invaderà e devasterà? Sarà un buon motivo per continuare a essere il baluardo della resistenza, proprio quando il governo libanese vorrebbe disarmarci”. Confondere il prevedibile con l’inevitabile deresponsabilizza le parti in causa: “Non avevamo scelta” oppure “Guarda cosa mi hai fatto fare” diventano il mantra che giustifica la rinuncia alla diplomazia e il ricorso alla prevedibile violenza.

    2) La guerra israeliana all’Iran non riguarda il Libano. Il Libano è trascinato in guerra da Hezbollah, per conto dell’Iran, nonostante la contrarietà del governo libanese.

    Questo è parzialmente vero. La guerra all’Iran riguarda la comunità sciita del Libano. Il legame tra sciiti libanesi e Iran, oltre che politico e militare, è culturale e religioso. Il 60% degli sciiti libanesi riconosceva in Alì Khamenei, ucciso dall’attacco israeliano il 28 febbraio 2026, la propria guida religiosa. La vicinanza all’Iran si basa sulla dottrina del Velayat-e Faqih (la tutela del giurista), che riconosce nella Guida Suprema iraniana un’autorità non solo politica, ma spirituale. Hezbollah non è un’artificiosa estensione dell’Iran in territorio libanese, ma un’organizzazione espressione della comunità sciita libanese alleata con l’Iran. Gli sciiti sono storicamente la comunità più povera e marginalizzata del Libano. Hezbollah ha costruito un “micro-stato” che fornisce scuole, ospedali e servizi sociali, riempiendo il vuoto lasciato da uno Stato centrale debole.

    3) Hezbollah è al servizio dell’Iran. Occupare e devastare il Libano meridionale da parte di Israele è in realtà una guerra di liberazione del Libano, occupato militarmente dall’Iran mediante Hezbollah.

    In realtà, Hezbollah, come espressione politica e militare della comunità sciita libanese, è un alleato dell’Iran da cui riceve sostegno e a cui offre deterrenza contro Israele. Immaginare di “liberare” il Libano meridionale dall’Iran è un po’ come immaginare di “liberare” Israele dagli Stati Uniti. Proprio come Israele percepisce l’appoggio degli Stati Uniti come l’unica garanzia contro l’annientamento in una regione ostile, la componente sciita libanese vede nel legame con l’Iran, attraverso Hezbollah, l’unica assicurazione contro la marginalizzazione interna e l’aggressione esterna. Il legame non è solo logistico, ma identitario. Israele si vede come l’avamposto dei valori democratici occidentali (interessi USA) in Medio Oriente. Hezbollah si vede come l’avamposto della “resistenza” e dei valori dell’Islam sciita rivoluzionario (interessi Iran) contro l’imperialismo. In entrambi i casi, l’attore locale non si sente un “servo” della potenza straniera, ma il protagonista di una missione comune.

    4) È necessario occupare il Libano per eliminare Hezbollah, così come è stato necessario occupare Gaza per eliminare Hamas. Entrambi, insieme con l’Iran, costituiscono una minaccia esistenziale per Israele.

    Qui vale il paradosso dell’uovo e della gallina. Chi è nato prima? Occorre ricordare che prima è nata l’invasione israeliana del Libano (1978), poi è nata Hezbollah come movimento di resistenza all’invasione (1982). Hezbollah, come Hamas, è insieme un’ideologia religiosa, un partito politico, un’ala militare, un sistema di assistenza sociale per la popolazione. Come si definisce la loro distruzione? Devastare Gaza, e ora il Libano meridionale, crea masse di giovani maschi senza futuro, un enorme bacino di reclutamento per organizzazioni legittimate dalla resistenza all’oppressore invasore. Se Israele distrugge e Hezbollah ricostruisce (con fondi iraniani), la lealtà della popolazione non si sposterà verso il governo di Beirut o verso la pace della capitolazione, ma verso chi fornisce il pane e la dignità della resistenza. Israele ha già distrutto Gaza con il motivo (o il pretesto) di distruggere Hamas. Dopo tre anni, la sola cosa rimasta in piedi a Gaza è Hamas.

    5) Cosa vuol dire che la reazione israeliana in Libano è sproporzionata a fronte delle decine di migliaia di razzi sparati da Hezbollah sul nord di Israele?

    La sproporzione è negli effetti sulle popolazioni civili. Dall’ottobre 2023, i razzi lanciati da Hezbollah sul nord di Israele hanno ucciso 149 israeliani (100 militari e 49 civili), ferito mille persone, provocato lo sfollamento di 60 mila civili. Gli sfollati israeliani vivono in hotel e alloggi finanziati dallo stato. Villaggi e sovranità israeliana sul territorio attaccato sono intatti. Nello stesso periodo, la controffensiva israeliana contro il Libano ha causato 3000 morti. Dal 2 marzo 2026, sono stati uccisi 2.760 libanesi. 1200 sono civili, tra cui 122 bambini. Le altre vittime sono militanti di Hezbollah, ma anche decine di soccorritori e paramedici. Diecimila persone sono ferite o mutilate. Un milione e mezzo sono state le persone costrette a fuggire dalle proprie case, il 20% della popolazione libanese. I rifugi sono sovraffollati, mancano di privacy, acqua potabile e servizi igienici, con il rischio di epidemie. I loro villaggi sono distrutti.

    Israele concepisce le controffensive sproporzionate come tecnica di ripristino della deterrenza. Ma, storicamente, nessuna controffensiva israeliana è stata risolutiva, quindi la tecnica non funziona. Così, non c’è proporzione tra la sofferenza inflitta alla popolazione civile e il vantaggio militare acquisito. Israele vorrebbe cancellare la base di Hezbollah, facendo terra bruciata nel Libano meridionale. Potrà ottenere il solito successo tattico. A devastazione conclusa, se l’esercito israeliano si ritira, gli sciiti torneranno, ricostruendo le condizioni precedenti. Se, l’esercito israeliano non si ritira, per mantenere il territorio dovrà colonizzarlo. Il “problema” si sposterà a nord del fiume Litani. Dove i nuovi insediamenti sciiti diventeranno la nuova base di Hezbollah. Prima o dopo Israele si ritroverà a dover proteggere le sue colonie nel sud del Libano. In un modo o nell’altro, la distruzione alimenterà radicalizzazione e risentimento, un nuovo ciclo di violenza. Anche questo è prevedibile.

  • La distruzione israeliana del Libano meridionale

    La distruzione israeliana del Libano meridionale

    Una inchiesta del Guardian mostra in video, mappe e grafici, gli effetti distruttivi dell’invasione israeliana del Libano meridionale. Oltre 1,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di bombardamenti, ordini di evacuazione e demolizioni.

    Israele ha distrutto il Libano meridionale in diverse fasi. Il 2 marzo, Hezbollah ha lanciato razzi sul nord di Israele, in risposta all’attacco israelo-americano all’Iran. L’esercito israeliano ha immediatamente ordinato l’evacuazione forzata di oltre 100 villaggi sul confine israelo-libanese, per poi bombardarli subito dopo. Decine di migliaia di libanesi meridionali sono fuggiti a nord per rifugiarsi in città come Tiro, Sidone e Beirut. Il 4 marzo, l’esercito israeliano ha intimato a tutti gli abitanti a sud del fiume Litani di andare a nord. Il 12 marzo, ha ordinato l’evacuazione forzata degli abitanti tra il fiume Litani e il fiume Zaharani. Poi ancora più a nord, anche per i sobborghi meridionali di Beirut. Così, Israele ha evacuato il 14,3% del territorio libanese e costretto 1,2 milioni di persone a lasciare le proprie case.

    Due mesi dopo, la maggior parte dei libanesi meridionali rimane sfollata. Molte delle loro case sono ridotte in macerie, distrutte dai raid aerei o da demolizioni controllate. Il ritorno è impossibile sotto la linea gialla: una zona istituita da Israele dopo il cessate il fuoco del 17 aprile. Si trova lungo il confine israelo-libanese, comprende 50 villaggi occupati da soldati israeliani, in 608 kmq, il 6% del territorio del Libano. La linea gialla è una tecnica militare importata da Gaza. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ordinato all’esercito di applicare il “modello Rafah e Beit Hanoun” nel Libano meridionale. Ossia, la demolizione dei villaggi lungo il confine. Nonostante il cessate il fuoco, Israele continua a condurre attacchi in tutto il Libano.

    L’esercito israeliano ha invaso e occupato parti del Libano mentre la sua aviazione bombardava tutto il paese. 3.688 raid dal 2 marzo al 1° maggio, in particolare nella periferia sud di Beirut, nel Libano meridionale e nella valle della Bekaa, per colpire case, valli, automobili. Le infrastrutture civili sono diventate un obiettivo esplicito. Dal 12 marzo, Israele ha iniziato a bombardare i ponti sul fiume Litani, sostenendo che fossero utilizzati da Hezbollah. Ma le organizzazioni per i diritti umani affermano che ciò costituisce un crimine di guerra, perché i ponti sono necessari per rifornire la popolazione civile ancora intrappolata nel sud del Libano. Poche, ore prima del cessate il fuoco, il 17 aprile, Israele ha bombardato e distrutto l’ultimo ponte, il ponte di Tiro, una delle città più grandi del sud, lasciando un cratere al posto della struttura.

    Oltre alle case, le persone hanno dovuto ad abbandonare le proprie auto e attraversare il cratere a piedi, per lasciare la città. Gli scontri tra Israele ed Hezbollah sono proseguiti anche dopo il cessate il fuoco in una guerra a minore intensità. L’esercito israeliano ha continuato a imporre evacuazioni forzate in decine di città, anche oltre la linea gialla. Spopolato il Libano meridionale, ridotti di intensità gli attacchi di Hezbollah, l’esercito israeliano ha impiegato appaltatori civili per abbattare gli edifici lungo il confine con gli escavatori.

    Con taniche piene di liquidi esplosivi legate insieme da filo rosso, veicoli blindati carichi di esplosivo e bulldozer, l’esercito israeliano ha raso al suolo interi villaggi, filmati da giornalisti israeliani e dagli stessi soldati. A Qantara, nel sud del Libano, l’esercito israeliano ha utilizzato oltre 450 tonnellate di esplosivo per radere al suolo la cittadina situata sulla collina. Un video mostra un cratere sabbioso dove un tempo sorgevano gli edifici. Ahmad Abu Taam, un negoziante di Taybeh ha dichiarato al Guardian: «Si prova un profondo senso di frustrazione. Come se qualcuno avesse il potere di cancellarti».

    Conflict Ecology, un laboratorio di ricerca con sede negli Stati Uniti che utilizza immagini satellitari e dati geospaziali provenienti da aree di conflitto in tutto il mondo, afferma che almeno 2.154 edifici sono stati danneggiati o distrutti in tutto il Libano. Human Rights Watch dichiara che la demolizione dei villaggi di confine da parte di Israele può configurarsi come distruzione gratuita, un crimine di guerra.

    Se Israele sostiene che la distruzione dei villaggi di confine è il tentativo di eliminare quelle le “infrastrutture militari di Hezbollah radicate nelle aree civili”, Human Rights Watch risponde che la possibilità che Hezbollah utilizzi alcune strutture civili per scopi militari non giustifica la distruzione su larga scala dei villaggi di confine.

    In un caso, l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria la scuola secondaria pubblica nella città di Marwahin, nel Libano meridionale. Poi, ha pubblicato la foto di quello che ha definito “un deposito di armi utilizzate da Hezbollah”, rinvenuto all’interno della scuola, per giustificarne la demolizione. Legal Agenda, un’organizzazione di monitoraggio legale con sede a Beirut, ha affermato che le armi erano fucili da caccia confiscati dalle autorità locali, citando fonti giudiziarie, e fotografate in un’aula di tribunale con un’etichetta apposta su ciascuna arma contenente informazioni sul caso.

    Dal 2 marzo, oltre 2.846 persone sono morte uccise e 8.693 ferite dagli attacchi israeliani in Libano. Il ritmo delle morti è rallentato dal cessate il fuoco del 17 aprile, ma le persone continuano a morire a causa dei raid aerei israeliani. Venerdì, un dipendente della protezione civile è morto in un attacco aereo israeliano vicino a Rachaya, nel sud del Libano. La notte precedente, tre persone, tra cui un neonato, sono state uccise e 15 ferite a Duweir, nei pressi della città di Nabatieh, nel sud del Libano.

    Gli scontri si intensificano. Hezbollah ha preso di mira le truppe israeliane nel sud del Libano con crescente successo, mentre Israele ha gradualmente superato le precedenti “linee rosse”, arrivando a colpire, mercoledì, i sobborghi meridionali di Beirut. Il popolo libanese teme che il cessate il fuoco possa fallire prima che i negoziati a Washington abbiano la possibilità di raggiungere un accordo di armistizio, facendo precipitare il Paese in una nuova guerra.


    The Guardian Mon 11 May 2026
    Vision of destruction: Israel’s assault on southern Lebanon in video, maps and charts
    More than 1.2 million people have been forced to flee their homes amid bombings, evacuation orders and demolitions
    By William Christou in Beirut. Graphics by Lucy Swan, Heidi Wilson and Paul Scruton
    https://www.theguardian.com/