Il contesto di No Other Land

Il contesto di No Other Land

Il film documentario

No Other Land è un film documentario del 2024 diretto, prodotto, scritto e montato da un collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor (che ha curato anche la fotografia) ed Hamdan Ballal. È stato premiato con l’Oscar al miglior documentario ai premi Oscar 2025. Girato nell’arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, documenta gli sforzi di Basel Adra ed altri attivisti palestinesi di opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta, situato nel governatorato di Hebron in Cisgiordania, da parte delle forze di difesa israeliane (IDF), che vogliono costruirci un poligono di tiro e zona d’addestramento militare. Il docufilm, trasmesso il 15 novembre 2025, su Rai 3, dopo molti rinvii è adesso disponibile su RaiPlay.

La polemica sul contesto

Sui social, alcune fonti filo-israeliane, mediante video reels, hanno attaccato “No Other Land” con l’accusa di essere un documentario di propaganda, che mostra scene strazianti di soldati israeliani che demoliscono case e scuole palestinesi, mentre donne e bambini protestano e cercano di resistere, senza però citare il contesto di questi avvenimenti. In verità, il docufilm espone una sua versione del contesto: l’esercito israeliano usa il pretesto del campo di addestramento militare, per impedire l’espansione degli insediamenti palestinesi e per sgomberare quelli esistenti, in un processo di lenta espulsione della popolazione nativa. Ma secondo i filo-israeliani, il contesto è semplicemente legale. Il villaggio di Masafer Yatta si trova nell’area C della Cisgiordania, assegnata all’amministrazione israeliana dagli accordi di Oslo II del 1995. Le case palestinesi sono state costruite abusivamente e perciò vengono demolite, come lo sarebbero quelle dei coloni israeliani.

L’occupazione e la colonizzazione israeliana

Questa ricostruzione del contesto è a sua volta omissiva. Il primo quadro di contesto da nominare è l’occupazione e la colonizzazione israeliana della Cisgiordania, ritenuta illegale dal diritto internazionale. La stragrande maggioranza degli Stati, dell’ONU, della Corte Internazionale di Giustizia (parere 2004 sul Muro) e delle principali organizzazioni per i diritti umani considera l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi (Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est) protratta oltre il 1967 come illegale nella misura in cui è diventata permanente e non temporanea. La Risoluzione 242 (1967) e successive (2334 del 2016, tra le tante) chiedono il ritiro israeliano dai Territori Palestinesi. La Quarta Convenzione di Ginevra (art. 49.6) vieta espressamente il trasferimento della popolazione dell’occupante nei territori occupati → gli insediamenti civili israeliani in Cisgiordania sono quindi considerati illegali dal diritto internazionale (posizione condivisa anche da UE, ONU, Amnesty, HRW, B’Tselem, e da molti giuristi israeliani di spicco).

Oslo II: un regime interinale divenuto permanente

L’accordo siglato dalle parti nel settembre 1995, noto anche come Oslo II, divideva la Cisgiordania a macchia di leopardo in tre tipi di zone: zona A, sotto il controllo palestinese; zona B, sotto il controllo congiunto israelo-palestinese; zona C, sotto il controllo israeliano. L’accordo, però, era interinale, doveva durare cinque anni (fino al 1999) e portare a un accordo finale sullo status permanente, che implicava il ritiro israeliano e la costituzione dello Stato palestinese. Ma, Israele non si è mai ritirato, anzi durante i cinque anni, ha ampliato la presenza dei coloni e, dopo il fallimento di Camp David/Taba, la Seconda Intifada, ha congelato il processo di pace. Usare quindi l’Area C di Oslo per giustificare una situazione permanente è giuridicamente troppo debole: è come prendere una misura “temporanea” di 30 anni fa e farla diventare definitiva.

L’illegalità delle demolizioni

Le demolizioni di case palestinesi in Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano sono in ogni caso illegali. La Quarta Convenzione di Ginevra (art. 53) vieta la distruzione di proprietà private da parte della potenza occupante salvo assoluta necessità militare. Le demolizioni per “mancanza di permesso di costruzione” sono considerate punizioni collettive e violazioni gravi da quasi tutti gli organismi internazionali (Rapporti ONU, Corte Europea dei Diritti Umani, ICJ, Amnesty, HRW, anche da B’Tselem e Yesh Din israeliane). Israele è l’unico Stato al mondo che applica il proprio diritto urbanistico interno a una popolazione occupata che non ha cittadinanza né diritto di voto: non è una situazione giuridica accettabile.

Tanto più che ai palestinesi sotto occupazione è sostanzialmente negata la possibilità di poter costruire “legalmente” le proprie case. I numeri sono impietosi (dati ufficiali israeliani e B’Tselem 2019-2024): Tra il 2016 e il 2022 sono state presentate circa 6.500 richieste di permessi di costruzione palestinesi in Area C. Ne sono state approvate meno del 2% (circa 100-120). Nello stesso periodo, i piani regolatori approvati per gli insediamenti israeliani sono stati centinaia. È quindi un sistema che di fatto impedisce quasi totalmente lo sviluppo palestinese mentre favorisce quello israeliano.

La legge israeliana come strumento di dominio territoriale

Questo è il motivo per cui ONG israeliane e internazionali parlano di “pianificazione discriminatoria” e di strumento per modificare la demografia. Molti osservatori (inclusi ex-primi ministri israeliani come Ehud Olmert ed Ehud Barak) parlano di “trasferimento silenzioso” o “spostamento forzato indiretto”. Le demolizioni, gli ordini di evacuazione, la revoca di permessi di soggiorno a Gerusalemme Est, la barriera di separazione che ha annesso de facto terreno, sono visti da molti come strumenti per ridurre la presenza palestinese e creare continuità territoriale israeliana.

Se il contesto generale, l’occupazione e la colonizzazione israeliana dei Territori Palestinesi, è illegale, tutto ciò che ne deriva, tutto ciò che è commesso da Israele nei Territori Palestinesi, è illegale. La prima cosa abusiva in Cisgiordania è la legge israeliana. In nome della quale si cerca di dare copertura legale nei Territori Occupati ai crimini commessi da Israele contro la popolazione palestinese.

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