Venezuela: Trump attacca per il petrolio, non per il narcotraffico

Venezuela: Trump rovesciare Maduro per il petrolio, non per il narcotraffico

L’escalation militare contro Maduro

Donald Trump vuole rovesciare Nicolas Maduro? Molti indizi lo lasciano pensare. Da settembre, gli USA attaccano le imbarcazioni venezuelane. Attacchi che hanno ucciso 83 persone. Il 2 settembre gli USA hanno commesso un crimine di guerra con il doppio attacco a un naviglio, prima per affondarlo, poi per uccidere i sopravvissuti. Il ministro della guerra Hegseth avrebbe ordinato di ucciderli tutti (CNN). Ora, l’amministrazione americana annuncia la chiusura dello spazio aereo venezuelano e di voler dare il via ad attacchi sul territorio del Venezuela.

Il 21 novembre, al telefono, Trump avrebbe imposto un ultimatum a Maduro: dimissioni in cambio di un salvacondotto per lui e la sua famiglia. Maduro ha rifiutato. La leader dell’opposizione Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace, sollecita l’intervento americano per rovesciare il regime. Ma una invasione di terra al momento è improbabile, perché rischierebbe di risolversi in un pantano. Però, una forte pressione militare via mare, cielo, e terra, con atti di sabotaggio e di terrorismo, per destabilizzare il regime sono molto probabili, anzi già in atto.

La violazione del diritto internazionale

Questa linea di condotta americana è in aperta violazione del diritto internazionale, perché per quanto sia contestabile il regime di Nicolas Maduro, il Venezuela rimane uno stato sovrano e nessun paese straniero, tanto meno gli USA, possono determinarne il sistema politico. La giustificazione americana di avere messo in atto una legittima difesa contro il narcotraffico non è valida, perché la legittima difesa si oppone a un attacco militare, non a fenomeni che si trattano con i metodi repressivi dedicati alla criminalità organizzata. Inoltre, proprio Trump ha graziato l’ex presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández, che stava scontando una condanna a 45 anni in un carcere statunitense per aver aiutato i narcotrafficanti a trasferire cocaina negli USA.

L’azione USA contro il Venezuela è unilaterale, si muove al di fuori degli organismi internazionali. Un’America che procede armata in America Latina, mette in una luce diversa la Russia che vuole reimporre con la forza la sua sfera d’influenza in Ucraina e nel cosiddetto mondo russo e pure la Cina, qualora invadesse Taiwan. Se però, il diritto internazionale è violato e marginalizzato, ciò non vuol dire che non si possa resistere, che non si possa criticare o condannare la violenza USA in nome del diritto. Possono farlo gli organismi delle Nazioni Unite, può farlo l’Unione Europea. Dovrebbe farlo il nostro governo. Magari, anche considerando di risolvere la lunga detenzione del nostro concittadino Alberto Trentini in un carcere venezuelano.

La vera motivazione della guerra al Venezuela

Rimane da capire una questione. Se il narcotraffico è un pretesto, perché Trump è interessato a rovesciare Maduro? Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato alla CNN che “il petrolio è al centro della questione”, sottolineando che si tratta di “un affare di petrolio” e che “questa è la logica di Trump” (The Washington Post). Il Venezuela possiede 303 miliardi di barili di riserve accertate di petrolio, le più grandi del pianeta, superiori ai 267 miliardi dell’Arabia Saudita e pari a circa il 17% delle riserve mondiali. Una fetta consistente del mercato globale del petrolio non fa più riferimento al dollaro per gli scambi, ma allo yuan cinese, situazione che compromette molto il potere della moneta statunitense. L’obiettivo a lungo termine degli USA è riportare sotto il potere del dollaro l’intero mercato petrolifero, come la rete del petrodollaro era riuscita a fare dagli anni Settanta. (Aljazeera)

La coerenza della strategia di Trump

Il Venezuela rappresenta per gli USA un nodo strategico dove si intrecciano le alleanze tra Maduro, la Cina, la Russia e l’Iran. La Cina è oggi il principale creditore del Venezuela, che ripaga i debiti con migliaia di barili di petrolio al giorno, mentre la Russia ha investito ingenti somme diventando uno dei principali esportatori di armi. Si tratta di riaffermare il controllo sul “cortile di casa” americano in America Latina, impedendo che potenze rivali stabiliscano basi di influenza nell’emisfero occidentale. Si può allora capire come e perché Trump si mostri molto concessivo nei confronti di Russia e Cina riguardo Ucraina e Taiwan.

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