
A fine settembre 2026, in Francia è esplosa a livello nazionale la protesta di un forte movimento studentesco contro la crisi del sistema scolastico. Nelle scuole francesi, le classi sono sovraffollate fino a 35 studenti, una condizione che ostacola l’apprendimento e diventa insopportabile durante le ondate di calore. Gli orari scolastici sono sovraccarichi. Mancano gli insegnanti e il personale di supporto. Gli edifici scolastici sono degradati. L’accesso alle università ha smesso di essere universale ed è diventato più selettivo, competitivo e opaco, per colpa della piattaforma Parcoursup del Ministero dell’Istruzione francese. La protesta degli studenti è ancora più forte nelle banlieue dove si percepisce il divario di risorse rispetto ai centri urbani più ricchi.
Del movimento studentesco francese, è data una rappresentazione violenta: incendi e devastazioni, aggressioni al personale scolastico, scontri con la polizia, arresti di massa. Il governo di Sébastien Lecornu, insieme con il Rassemblement National, ha accusato la France Insoumise di orchestrare le rivolte. In realtà, il movimento è spontaneo e la sinistra radicale cerca solo di aderirvi e dare il suo sostegno. La maggioranza del movimento è pacifica. Lo stesso ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che le manifestazioni di studenti e lavoratori, con almeno 200.000 partecipanti in una sola giornata, si sono svolte “per lo più senza incidenti”. Su 3.700 licei, ne sono bloccati solo 400. In molte città, gli studenti hanno cercato di respingere i violenti. Un sondaggio Odoxa rileva che il 62% dei francesi, e il 73% degli under 35, sostiene la mobilitazione e la distingue dalla violenza.
Enfatizzare la violenza oltre le sue reali dimensioni incita la repressione come risposta principale. Ma confrontarsi con il movimento studentesco francese significa dialogare, fare concessioni immediate e proporre riforme. Il governo ha già fatto retromarcia sulle tasse di iscrizione per gli studenti non borsisti di 178 euro nei corsi BTS e di 270 euro nelle classi preparatorie CPGE. Il Ministro Geffray ha incontrato i rappresentanti degli studenti e dei genitori e vuole incontrare anche i sindacati. Oltre queste misure, il governo annuncia un piano accelerato per sostituire gli insegnanti assenti, aumentare la spesa per l’istruzione di 1,2 miliardi di euro, una piattaforma di concertazione per raccogliere le istanze degli studenti. Si dice inoltre disponibile a discutere di orari scolastici, stato degli edifici, dimensioni delle classi e partecipazione studentesca. Ma questi sono possibili cambiamenti solo per il prossimo anno scolastico.
Tuttavia, gli studenti francesi reputano queste risposte insufficienti e contraddittorie e hanno confermato le prossime mobilitazioni. L’aumento del budget per l’istruzione di 1,2 miliardi dovrebbe stare dentro una legge finanziaria che taglia la spesa pubblica per 43 miliardi di euro. Gli aiuti per l’affitto (APL) rimangono congelati a danno degli studenti universitari. Il sindacato dei magistrati accusa il governo di aver dato una “risposta brutale” alla “collera legittima degli studenti” e aggiunge che l’uso della forza “non è una risposta adeguata a un movimento formato essenzialmente da bambini”. Cariche violente e uso massiccio di manganelli, di gas lacrimogeni, armi subletali mutilanti in particolare gli LBD (Lanceur de Balles de Défense) e le granate esplosive, arresti di massa. Persino Amnesty International ha espresso preoccupazione.
Per corrispondere alle richieste delle associazioni studentesche e del sindacato degli insegnanti, il governo dovrebbe abolire la piattaforma Parcoursup per l’iscrizione all’Università; sostituire gli insegnanti assenti, che significa colmare 15 milioni di ore di lezione ogni anno; ridurre il numero degli studenti per classe; ristrutturare gli edifici scolastici anche per adattarli al riscaldamento climatico; riconoscere il diritto all’espressione degli studenti; creare condizioni di studio dignitose con alloggi, borse, trasporti, ristorazione. Il primo appuntamento di mobilitazione è l’atto III del prossimo 6 ottobre, la terza grande giornata di mobilitazione nazionale e di sciopero generale lanciata dai sindacati studenteschi (come UE e USL) e dall’intersindacale dell’istruzione.
La crisi scolastica francese riguarda anche l’Italia. Le cause della rabbia degli studenti francesi, classi sovraffollate, carenza di personale, edifici fatiscenti e un futuro incerto, sono le stesse che i sindacati italiani denunciano da anni, mentre l’azione del governo italiano è sbilanciata su misure di carattere securitario e identitario come il divieto del burqa il tetto agli stranieri.
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