
In Spagna il prezzo medio dell’affitto ha raggiunto 15,1 €/m² al mese a agosto 2026, con un aumento del 45,2% rispetto a giugno 2018. Nelle grandi città i costi sono ancora più elevati. L’affitto costa in media il 39% del reddito netto familiare, ben oltre il 30% considerato sostenibile. Nel 2025 gli sfratti eseguiti sono stati 25.000, tre quarti in abitazioni in affitto. Molte famiglie finiscono in rifugi per senza tetto. Eppure le case vuote sono 3,8 milioni su 26 milioni di case.
In questa situazione, lo scorso 2 ottobre, il Congresso dei Deputati ha bocciato due decreti legge sulla casa emanati dal governo di centrosinistra (PSOE-Sumar). Hanno votato contro le destre: Partito Popolare (PP), Vox e, in modo decisivo, Junts per Catalunya, che sosteneva l’esecutivo. I decreti, presentati d’urgenza dopo lo sfratto, a Madrid, di Maricarmen Abascal, 87 anni, stabilivano: la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, la proroga dei contratti d’affitto in scadenza o l’indennizzo di dodici mensilità all’inquilino, limiti all’acquisto speculativo dei grandi fondi sotto il 70% del valore di mercato. La bocciatura parlamentare ha scatenato proteste di piazza in tutto il Paese, in particolare a Madrid. I manifestanti chiedono uno sciopero generale e soluzioni immediate alla crisi abitativa. Il premier Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes e indetto elezioni anticipate il 29 novembre. Intanto ha approvato due nuovi decreti.
Le misure di Sánchez sono interne al quadro costituzionale che considera la proprietà privata un diritto da bilanciare con altri diritti fondamentali. La Costituzione spagnola all’art. 33 riconosce il diritto di proprietà, ma ne sancisce la funzione sociale e lo subordina all’interesse generale fino a prevedere espropriazioni per causa di pubblica utilità o interesse sociale. L’art. 47 obbliga i poteri pubblici a garantire il diritto a un’abitazione dignitosa e a impedire la speculazione. Nelle grandi città spagnole, la controparte principale degli inquilini non è il piccolo proprietario diffuso, ma i grandi fondi di investimento e i multiproprietari, concentrati nelle grandi città e nelle aree metropolitane. A Madrid, Barcellona, Valencia, oltre la metà dell’offerta di affitto è controllata da grandi proprietari. I grandi fondi sono un numero ristretto di attori con portafogli enormi, spesso di origine estera.
Il conflitto aperto da Sánchez sulla crisi abitativa è contemporaneo, e forse più modesto, di altri esempi internazionali. A New York, la città del sindaco Zohran Mamdani, il blocco dei canoni approvato dal Rent Guidelines Board riguarda un milione di appartamenti e ha scatenato una causa legale da parte dei proprietari per presunte pressioni indebite.. A Berlino, la Linke ha vinto le elezioni con la promessa di applicare il referendum del 2021, dove il 57,6% dei cittadini votò per espropriare con indennizzo gli appartamenti delle grandi società immobiliari. La misura, che riguarderebbe circa 240.000-270.000 appartamenti, è stata giudicata legale dalla commissione di esperti e mira a mettere gli immobili in mani pubbliche per calmierare gli affitti.
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