
Non è affatto sbagliato dire che la democrazia è a rischio quando l’estrema destra è al governo. Anche in assenza di un colpo di stato imminente, si diffonde la tossicità del dibattito pubblico e si intaccano la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, la libera iniziativa delle opposizioni, dei sindacati, dei movimenti sociali.
La democrazia non è semplicemente governo della maggioranza, ma un sistema di pesi e contrappesi che protegge i diritti di tutti, comprese le minoranze. Quando parliamo di “rischio per la democrazia”, facciamo riferimento proprio a quegli elementi che distinguono una democrazia liberale da un sistema maggioritario illiberale.
L’idea che il vincitore delle elezioni “comandi” non è democratica: è una visione plebiscitaria, facilmente illiberale. Il potere non si concentra mai in un solo organo. L’esecutivo non comanda sul parlamento né sulla magistratura: i poteri si controllano e si bilanciano a vicenda. Nessuno, nemmeno il governo più votato, è al di sopra della legge.
I diritti fondamentali — libertà di stampa, di assemblea, di opinione — non sono concessioni della maggioranza, ma limiti invalicabili alla sua volontà.
Una democrazia sana richiede una società civile viva: sindacati liberi, media indipendenti, opposizioni che possano operare senza ostacoli. Questi corpi intermedi assicurano il controllo del potere e un dibattito pubblico informato.
I governi di estrema destra tendono invece a una concezione plebiscitaria del potere: minano la divisione dei poteri e delegittimano chi esercita il proprio ruolo nel giornalismo, nella magistratura, nell’opposizione. Criminalizzano minoranze politiche, etniche e culturali; identificano il governo con la nazione, così che chi si oppone non è più un avversario politico, ma un nemico della patria. Un traditore. È il terreno di una guerra civile simbolica e psicologica.
L’erosione dei principi democratici svuota lentamente il sistema dall’interno. Ma può anche accadere qualcosa che fa precipitare la situazione: un attentato, una guerra, una crisi economica, o il rifiuto della sconfitta elettorale. Sono momenti che non si annunciano. Per questo la denuncia dei rischi può apparire allarmistica finché non è troppo tardi per evitare l’autoritarismo.
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