Sudan, il mattatoio di El Fasher, il massacro di Kalogi

Sudan, il mattatoio di El-Fasher, la conquista dei giacimenti petroliferi

Il Sudan è teatro di quella che l’ONU definisce “la peggiore crisi umanitaria del mondo”. In 32 mesi di guerra devastante, il paese ha registrato fino a 400.000 morti e quasi 13 milioni di sfollati, mentre nuove atrocità continuano ad emergere.

El-Fasher, una scena del crimine di massa

Sei settimane dopo la caduta di El-Fasher, capitale del Darfur Settentrionale, le immagini satellitari rivelano una città trasformata in quello che Nathaniel Raymond, direttore dello Yale Humanitarian Research Lab, definisce “un mattatoio”. La città, che aveva 1,5 milioni di abitanti prima della guerra dell’aprile 2023, oggi appare deserta: i mercati un tempo affollati sono ora abbandonati e ricoperti di vegetazione, il bestiame è stato portato via.

L’analisi satellitare mostra pile di corpi ammassati per le strade, in attesa di essere sepolti in fosse comuni o cremati in enormi fosse scavate di recente. Secondo un briefing riservato ricevuto dai parlamentari britannici, almeno 60.000 persone sarebbero state uccise nelle ultime tre settimane dal massacro. Sarah Champion, presidente della commissione per lo sviluppo internazionale dei Comuni, ha confermato questa stima come “il dato minimo”.

Circa 150.000 residenti di El-Fasher risultano scomparsi dalla caduta della città alle Forze di Supporto Rapido (RSF) il 26 ottobre, dopo un brutale assedio durato 500 giorni. Non si ritiene che abbiano lasciato la città, e nessun esperto è riuscito a spiegare dove si trovino. Alcune fonti riferiscono di centri di detenzione nella città, ma i numeri dei detenuti rimangono esigui rispetto alle decine di migliaia di dispersi.

Nonostante le promesse delle RSF di permettere l’accesso all’ONU per portare aiuti e investigare le atrocità, la città rimane sigillata anche agli investigatori per crimini di guerra. I convogli umanitari sono in attesa nelle città vicine, ma le RSF si rifiutano di dare garanzie di sicurezza. Gli esperti internazionali hanno dichiarato che la città è in carestia, con livelli “sbalorditivi” di malnutrizione tra coloro che sono riusciti a fuggire.

Il massacro di Kalogi e la nuova ondata di atrocità

Il 4 dicembre, nel Kordofan, un attacco con droni ha colpito un ospedale e un asilo a Kalogi, causando 114 morti, di cui 63 bambini. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha denunciato che anche i soccorritori sono stati presi di mira mentre cercavano di trasportare i feriti.

Volker Türk, alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha espresso il timore di “una nuova ondata di atrocità”, riferendosi a casi di rappresaglie, detenzioni arbitrarie, rapimenti, violenze sessuali e reclutamento forzato di bambini. Il presidente dell’Unione Africana ha chiesto un cessate il fuoco immediato, sottolineando che oltre 20 milioni di sudanesi sono a rischio denutrizione con le strutture sanitarie al collasso.

La conquista strategica del petrolio

Lunedì scorso, le RSF hanno annunciato la conquista del giacimento petrolifero di Heglig, nel Kordofan Meridionale, il più grande del paese al confine con il Sud Sudan. L’esercito ha confermato il ritiro strategico per “proteggere gli impianti ed evitare un disastro ambientale”.

La perdita di Heglig rappresenta una sconfitta militare, economica e politica devastante per l’esercito sudanese: era l’ultima roccaforte nella provincia del Kordofan Occidentale, ora interamente sotto controllo paramilitare. Secondo gli analisti, l’offensiva mira a rompere l’arco difensivo dell’esercito attorno al Sudan centrale e preparare il terreno per un tentativo di riconquista delle principali città, tra cui Khartoum, riconquistata dall’esercito in primavera.

Le radici storiche del conflitto

Le RSF, ora al terzo anno di guerra civile contro le forze armate sudanesi, sono l’evoluzione delle milizie Janjaweed responsabili del genocidio in Darfur negli anni 2000. Ali Muhammad Ali Abd-Al-Rahman (Ali Kushayb), ex comandante Janjaweed, è stato recentemente condannato dalla Corte Penale Internazionale a 20 anni per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi tra il 2003 e il 2004. Secondo il giudice, Kushayb partecipò direttamente al massacro delle comunità non arabe, ordinando di “non lasciare nessuno in vita”.

La Corte Penale Internazionale ha aperto un’inchiesta sulle violenze perpetrate dalle RSF a El-Fasher, mentre Amnesty International ha documentato un attacco RSF al campo sfollati di Zamzam, sette miglia a sud di El-Fasher, dove i paramilitari hanno preso ostaggi, distrutto moschee e scuole, chiedendo che vengano “investigati per crimini di guerra”.

Un conflitto senza via d’uscita

Nonostante le crescenti richieste internazionali di cessate il fuoco, entrambe le parti rimangono determinate a prevalere sul terreno. Gli esperti sui diritti umani ritengono che El-Fasher sia probabilmente il peggiore crimine di guerra della guerra civile sudanese, già caratterizzata da atrocità di massa e pulizia etnica. Con milioni di persone intrappolate senza cibo, acqua e cure mediche, il Sudan continua a sprofondare in una spirale di violenza apparentemente inarrestabile.


Sudan: El Fasher survivors tell of deliberate RSF killings and sexual violence – new testimony
Amnesty International, 25 novembre 2025

RSF massacres left Sudanese city ‘a slaughterhouse’, satellite images show
Up to 150,000 residents of El Fasher are missing since North Darfur capital fell to paramilitary Rapid Support Forces
The Guardian Mark Townsend Fri 5 Dec 2025

Sudan: UN chief condemns deadly strikes on children’s nursery, hospital
UN News, 8 dicembre 2025

Dopo «la strage dei bambini» le Rsf si prendono il petrolio
il manifesto Stefano Mauro 10 dicembre 2025

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