Maschilismo, bandiera dell’estrema destra

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Maschilismo, bandiera dell'estrema destra

Il maschilismo esiste sia a destra, sia a sinistra. Con questa differenza: un maschilista di sinistra è incoerente, un maschilista di destra è coerente. Perciò, il maschilismo come bandiera identitaria può funzionare solo a destra.

Succede così che al lancio di una formazione politica di estrema destra come Futuro Nazionale, il suo leader, Roberto Vannacci, voglia qualificare l’iniziativa anche con dichiarazioni maschiliste. Per esempio: il femminicidio non esiste, esiste solo l’omicidio; le quote rosa vanno abolite, le persone devono essere elette solo per il merito e non per il sesso; le donne devono essere libere di scegliere di dedicarsi interamente ai figli, alla famiglia, alla casa; indicare Giorgia Meloni con le ginocchiere davanti a Trump e Netanyahu, o definirla cortigiana, non è sessista, è solo una sfumatura di linguaggio. Fare affermazioni di questo tipo funziona come catalizzatore di un atteggiamento subculturale ostile al femminismo, al pari di altre affermazioni che possono coalizzare gli anticomunisti, i razzisti, i novax.

Queste affermazioni travisano la neutralità. Il femminicidio non indica il sesso della vittima, ma il movente dell’assassino: giustiziare la donna che viola il codice patriarcale di possesso e subordinazione. Le quote rose non eleggono donne incompetenti, ma arginano le quote blu: l’elezione sproporzionata di uomini favoriti dall’essere maschi, già integrati in reti e cooptazioni maschili, che premiano il merito della fedeltà e dell’affinità al capo. Molte casalinghe, soprattutto nel Mezzogiorno, sono tali, non per libera scelta, ma per mancanza di lavoro, asili nido e servizi sociali. Oberate dal carico di cura familiare, senza reddito e previdenza, sono a rischio di subalternità e violenza economica contro ogni loro libera scelta. La caricatura della cortigiana o delle ginocchiere, non è una sfumatura di linguaggio, ma il solito attacco contro una donna, che allude al corpo, la sottomissione sessuale, la moralità. Impensabile contro un uomo. Seppure fosse pensato, diverso sarebbe l’effetto nell’immaginario pubblico.

La forza di questi travisamenti non sta nella logica, ma nella capacità di offrire una contro-narrazione facile a un pubblico che si sente minacciato dal cambiamento sociale. Ogni volta che qualcuno deve spiegare perché “femminicidio” è un termine utile, perché le quote rosa non sono un’ingiustizia contro gli uomini, perché una rappresentazione può essere sessista, la spiegazione è già sconfitta. Nel ring della comunicazione politica social-mediatica, chi spiega perde contro chi afferma. Perché la spiegazione è percepita come complicata, pedante, professorale, politicamente corretta, un’arrampicata sugli specchi. L’affermazione secca, invece, suona come verità semplice, schietta e coraggiosa. È il principio dell’asimmetria della stronzata: l’ammontare di energia necessario per confutare una sciocchezza è un ordine di grandezza superiore a quello necessario per affermarla e diffonderla. La contro-narrazione di destra afferma e diffonde che il maschilismo non è oppressione, ma resistenza.

Cosa significa puntare su slogan maschilisti? Futuro Nazionale è stimato al 5%. Se il maschilismo esplicito, pur minoritario, in declino, copre un’area più ampia, sul 30%, il margine di crescita diventa notevole. Una ipotesi più inquietante è quella del riflusso culturale. Aggredire concetti che sembravano acquisiti misura i riflessi della società. Se la reazione è debole, se l’indignazione rimane confinata nel progressismo, mostrarsi maschilisti non è più un suicidio politico. La provocazione normalizza il tabù: una volta pronunciata la frase irricevibile, la volta successiva diventerà discutibile, e quella dopo sarà considerata “una posizione come un’altra”. In un altra ipotesi, il maschilismo è un cuneo nel centrodestra per sfidare e logorare la sua leadership femminile. Se davanti alle provocazioni maschiliste, Meloni tace, rischia di sembrare debole o complice; se reagisce, rischia di allinearsi alla retorica di sinistra. La risposta individualista “io non sono come le altre” può precluderle la solidarietà femminile.

Meloni ha usato il codice penale per fare incontrare la destra e i diritti delle donne. Utero in affitto reato universale. La sovrapposizione tra la destra, per la famiglia naturale, e parte del femminismo, contro la mercificazione e la rottura della relazione materna, è blindata dall’asse con il Vaticano. Femminicidio reato autonomo punibile con l’ergastolo. La legge non previene, ma interviene quando il sangue è già versato, tuttavia l’impianto simbolico regge. Così, l’irruzione contro il concetto di femminicidio mina il secondo ponte normativo tra destra e consenso femminile. Il terzo ponte, la legge contro la violenza sessuale incentrata sul consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul, era già stato impedito da Salvini. La riforma, non si limitava a punire il mostro, ma toccava il nucleo del potere maschile, il controllo sul corpo femminile e la fine della giustificazione della “zona grigia”, quindi i reazionari si sono ricompattati contro.

Quale potrà essere la reazione delle donne? Di recente, abbiamo assistito a paradosso: le femministe di destra. Esponente di spicco è la ministra Eugenia Roccella. L’origine del fenomeno sta nella crescita e nelle divisioni del femminismo. La sinistra, pur con il suo modo evitante, è sembrata schierarsi con le ideologie della parità, queer e transfemministe, isolando quel femminismo radicale gender-critical, no gpa, sensibile alla causa delle madri separate. La destra si è appropriata della retorica del femminismo radicale. Ed è parsa difendere la differenza sessuale, il valore della maternità, il potere generativo delle donne, l’inviolabilità e indisponibilità del corpo femminile. Ha così offerto una casa politica alle femministe radicali, che si sono sentite alienate dalle derive più fluide e post-moderne della sinistra. Se le femministe a sinistra da sempre agiscono conflitti, le femministe a destra sono parse finora abbastanza allineate.

C’è poi una questione che va oltre il rapporto tra i sessi: il rapporto con gli immigrati stranieri, in particolare di origine africana e mediorientale. Una parte delle donne femministe vede gli immigrati maschi come portatori di valori patriarcali più arretrati. Soprattutto i musulmani, associati al velo islamico e percepiti come una minaccia diretta ai diritti e alla libertà delle donne. Una manifestazione di questo orientamento sono le femministe filoisraeliane, nonostante il genocidio di Gaza. Il conflitto israelo-palestinese è da loro depoliticizzato: smette di essere una disputa su terra, occupazione militare e autodeterminazione. Viene ridefinito come la prima trincea di uno scontro di civiltà tra l’Occidente libero e democratico e l’Islam oscurantista.

Così, non è scontata la reazione delle donne al maschilismo revanchista nostrano. Sia perché le donne, oltre a essere donne, sono anche altre cose e s’identificano con la nazionalità, la classe sociale, la religione, l’ideologia politica e culturale. Sia perché, nel rapporto con la diversità, può tornare in auge il nucleo fondamentale di quel meccanismo che ha indotto le donne, per migliaia di anni, a dare un sostegno anche solo parziale al patriarcato. Ossia, l’avere paura di un gruppo di uomini e chiedere la protezione di un altro gruppo di uomini. Il maschilismo degli uomini più familiari appare più tollerabile. Il generale Vannacci, in effetti, si presenta come un uomo della famiglia naturale.

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