
Una carestia annunciata
La fame nel mondo non è più una catastrofe naturale, ma una catastrofe prevista e prevenibile. Lo afferma l’ultimo rapporto congiunto della FAO e del Programma alimentare mondiale (WFP), pubblicato l’11 novembre 2025, che individua sedici “punti caldi” – da Gaza al Sudan, dallo Yemen ad Haiti – dove l’insicurezza alimentare acuta sta precipitando verso livelli catastrofici.
In sei di questi contesti – Haiti, Mali, Palestina, Sudan, Sud Sudan e Yemen – la popolazione rischia di entrare nella fase 5 dell’indice IPC, quella della carestia conclamata: fame estrema, malnutrizione, morte.
Il rapporto copre il periodo novembre 2025 – maggio 2026 e parla di una finestra che si sta rapidamente chiudendo: il tempo per evitare una carestia di massa sta per scadere. A spingere milioni di persone verso la fame non è solo la scarsità di risorse, ma un intreccio di conflitti armati, crisi economiche, eventi climatici estremi e crollo dei finanziamenti umanitari. In 14 dei 16 paesi analizzati, il principale motore della fame è la guerra.
La fame come arma
In Sudan, dopo mesi di combattimenti in Darfur e Kordofan, la carestia è già stata dichiarata in diverse aree, con oltre 24 milioni di persone in grave insicurezza alimentare. A Gaza, l’assedio e la distruzione delle infrastrutture civili hanno prodotto la stessa condizione: la carestia, confermata nell’estate del 2025, si sta estendendo verso sud. In Yemen, dopo anni di guerra e collasso economico, più della metà della popolazione non riesce più a nutrirsi. E in Sud Sudan, Mali e Haiti, la violenza e l’instabilità interna aggravano una crisi cronica, tra alluvioni, inflazione e distruzione dei raccolti.
“Il cibo è diventato un’arma di guerra”, scrive il rapporto, denunciando blocchi, assedi e restrizioni all’accesso degli aiuti umanitari.
Crisi economica e clima
Le guerre si intrecciano con una crisi economica globale: l’aumento del debito, l’inflazione a doppia cifra e le svalutazioni delle monete riducono il potere d’acquisto. In Sudan l’inflazione supera il 60%, in Nigeria continua da dieci anni, ad Haiti i prezzi del cibo sono aumentati del 34% in un solo anno.
Anche il clima contribuisce alla spirale: siccità in Siria e Somalia, inondazioni in Bangladesh e Sud Sudan, uragani nei Caraibi. Il fenomeno La Niña, destinato a prolungarsi fino al 2026, aggraverà la frequenza di cicloni e carestie.
Aiuti in caduta libera
Il paradosso più drammatico è che tutto questo accade mentre i fondi internazionali si prosciugano. A fine ottobre 2025, erano stati raccolti solo 10,5 miliardi di dollari sui 29 necessari per assistere le popolazioni a rischio. Le conseguenze sono immediate: razioni dimezzate, programmi scolastici sospesi, cure per la malnutrizione interrotte, agricoltori senza semi né bestiame.
“Siamo sull’orlo di una catastrofe della fame completamente evitabile”, ha dichiarato la direttrice del WFP, Cindy McCain. “Madri che saltano i pasti per far mangiare i figli, famiglie che vendono tutto ciò che hanno per sopravvivere.”
Fame e responsabilità
Il direttore generale della FAO, Qu Dongyu, ricorda che “la carestia è sempre prevedibile e prevenibile”, ma serve volontà politica, accesso umanitario e investimenti nella resilienza.
L’anticipo delle azioni – agire prima che la fame esploda – è più efficace e meno costoso che intervenire quando la crisi è già conclamata. Eppure, come ammette il rapporto, il sistema umanitario continua a reagire troppo tardi: “La carestia è il fallimento del sistema umanitario.”
Dietro i numeri, il messaggio è politico. La fame del 2025 non è una fatalità: è il prodotto di scelte umane, di guerre, assedi, tagli ai fondi, indifferenza diplomatica. E per questo, può ancora essere evitata.
New FAO-WFP Report Warns of Shrinking Window to Prevent Millions More People Facing Acute Food Insecurity in 16 Hotspots
https://www.fightfoodcrises.net https://www.fao.org
New Hunger Hotspots 2025 report
November 2025–May 2026 Report Highlights
https://www.fightfoodcrises.net
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