Tag: Carestia

  • Gaza: finita la carestia, grave l’insicurezza alimentare

    Gaza: carestia finita, grave insicurezza alimentare

    L’analisi IPC (Integrated Food Security Phase Classification) di dicembre 2025 conferma che nessuna area di Gaza è attualmente classificata in stato di carestia, grazie al cessate il fuoco di ottobre e al miglioramento dell’accesso umanitario e commerciale. Tuttavia, i progressi sono estremamente fragili.

    1,6 milioni di persone (77% della popolazione) affrontano gravi livelli di insicurezza alimentare. Oltre 100.000 bambini e 37.000 donne incinte o in allattamento soffrono di malnutrizione acuta. Più di 730.000 persone sono state sfollate dopo il cessate il fuoco.

    Quattro governatorati (Gaza Nord, Governatorato di Gaza, Deir al-Balah e Khan Younis) restano classificati in fase di emergenza (fase 4 IPC) fino ad aprile 2026, con ampie carenze alimentari e rischio elevato di mortalità.

    Il 79% delle famiglie non può permettersi cibo o acqua potabile. Gli alimenti nutrienti, soprattutto proteici, restano scarsi e costosi. Nessun bambino raggiunge la diversità alimentare minima, due terzi consumano solo uno o due gruppi alimentari.

    Le infrastrutture sono distrutte: sistemi fognari danneggiati, approvvigionamento idrico inaffidabile, rifugi sovraffollati. Questo alimenta epidemie di infezioni respiratorie, diarrea e malattie cutanee, specialmente tra i bambini. Solo il 50% delle strutture sanitarie è parzialmente funzionante.

    FAO, UNICEF, WFP e OMS chiedono accesso umanitario e commerciale sostenuto, rimozione delle restrizioni sulle importazioni essenziali (inclusi input agricoli e forniture mediche), aumento immediato dei finanziamenti e riattivazione della produzione alimentare locale.

    Senza azioni decisive, la carestia può tornare rapidamente.


    Fonti

    Le Agenzie ONU accolgono con favore la notizia che la carestia è terminata nella Striscia di Gaza, ma avvertono che i fragili progressi potrebbero essere vanificati senza un sostegno maggiore e costante
    Unicef, 19 dicembre 2025

    UN agencies welcome news that famine has been pushed back in the Gaza Strip, but warn fragile gains could be reversed without increased and sustained support
    FAO, UNICEF, WFP and WHO say hunger, malnutrition, disease and the scale of agricultural destruction remain alarmingly high
    FAO, 19/12/2025

    Gaza Strip: Acute Food Insecurity Situation for 16 October – 30 November 2025 and Projection for 1 December 2025 – 15 April 2026
    IPC Analisys Portal, 19/12/2025

  • Carestia in sedici paesi

    Carestia. Conflitti e violenza causano fame estrema in sei grandi crisi

    Una carestia annunciata

    La fame nel mondo non è più una catastrofe naturale, ma una catastrofe prevista e prevenibile. Lo afferma l’ultimo rapporto congiunto della FAO e del Programma alimentare mondiale (WFP), pubblicato l’11 novembre 2025, che individua sedici “punti caldi” – da Gaza al Sudan, dallo Yemen ad Haiti – dove l’insicurezza alimentare acuta sta precipitando verso livelli catastrofici.

    In sei di questi contesti – Haiti, Mali, Palestina, Sudan, Sud Sudan e Yemen – la popolazione rischia di entrare nella fase 5 dell’indice IPC, quella della carestia conclamata: fame estrema, malnutrizione, morte.

    Il rapporto copre il periodo novembre 2025 – maggio 2026 e parla di una finestra che si sta rapidamente chiudendo: il tempo per evitare una carestia di massa sta per scadere. A spingere milioni di persone verso la fame non è solo la scarsità di risorse, ma un intreccio di conflitti armati, crisi economiche, eventi climatici estremi e crollo dei finanziamenti umanitari. In 14 dei 16 paesi analizzati, il principale motore della fame è la guerra.

    La fame come arma

    In Sudan, dopo mesi di combattimenti in Darfur e Kordofan, la carestia è già stata dichiarata in diverse aree, con oltre 24 milioni di persone in grave insicurezza alimentare. A Gaza, l’assedio e la distruzione delle infrastrutture civili hanno prodotto la stessa condizione: la carestia, confermata nell’estate del 2025, si sta estendendo verso sud. In Yemen, dopo anni di guerra e collasso economico, più della metà della popolazione non riesce più a nutrirsi. E in Sud Sudan, Mali e Haiti, la violenza e l’instabilità interna aggravano una crisi cronica, tra alluvioni, inflazione e distruzione dei raccolti.

    “Il cibo è diventato un’arma di guerra”, scrive il rapporto, denunciando blocchi, assedi e restrizioni all’accesso degli aiuti umanitari.

    Crisi economica e clima

    Le guerre si intrecciano con una crisi economica globale: l’aumento del debito, l’inflazione a doppia cifra e le svalutazioni delle monete riducono il potere d’acquisto. In Sudan l’inflazione supera il 60%, in Nigeria continua da dieci anni, ad Haiti i prezzi del cibo sono aumentati del 34% in un solo anno.

    Anche il clima contribuisce alla spirale: siccità in Siria e Somalia, inondazioni in Bangladesh e Sud Sudan, uragani nei Caraibi. Il fenomeno La Niña, destinato a prolungarsi fino al 2026, aggraverà la frequenza di cicloni e carestie.

    Aiuti in caduta libera

    Il paradosso più drammatico è che tutto questo accade mentre i fondi internazionali si prosciugano. A fine ottobre 2025, erano stati raccolti solo 10,5 miliardi di dollari sui 29 necessari per assistere le popolazioni a rischio. Le conseguenze sono immediate: razioni dimezzate, programmi scolastici sospesi, cure per la malnutrizione interrotte, agricoltori senza semi né bestiame.

    “Siamo sull’orlo di una catastrofe della fame completamente evitabile”, ha dichiarato la direttrice del WFP, Cindy McCain. “Madri che saltano i pasti per far mangiare i figli, famiglie che vendono tutto ciò che hanno per sopravvivere.”

    Fame e responsabilità

    Il direttore generale della FAO, Qu Dongyu, ricorda che “la carestia è sempre prevedibile e prevenibile”, ma serve volontà politica, accesso umanitario e investimenti nella resilienza.

    L’anticipo delle azioni – agire prima che la fame esploda – è più efficace e meno costoso che intervenire quando la crisi è già conclamata. Eppure, come ammette il rapporto, il sistema umanitario continua a reagire troppo tardi: “La carestia è il fallimento del sistema umanitario.”

    Dietro i numeri, il messaggio è politico. La fame del 2025 non è una fatalità: è il prodotto di scelte umane, di guerre, assedi, tagli ai fondi, indifferenza diplomatica. E per questo, può ancora essere evitata.


    New FAO-WFP Report Warns of Shrinking Window to Prevent Millions More People Facing Acute Food Insecurity in 16 Hotspots
    https://www.fightfoodcrises.net https://www.fao.org

    New Hunger Hotspots 2025 report
    November 2025–May 2026 Report Highlights
    https://www.fightfoodcrises.net

  • Carestia in Sudan: El Fasher e Kadugli muoiono di fame

    Carestia in Sudan a El Fasher e Kadugli

    Due città del Sudan, El Fasher e Kadugli, sono ufficialmente entrate in stato di carestia. Lo confermano FAO, WFP e UNICEF in un comunicato congiunto che fotografa la situazione a settembre 2025: le soglie di fame, malnutrizione e mortalità sono state superate. Si tratta di aree assediate, prive da mesi di rifornimenti e aiuti umanitari, dove la popolazione sopravvive in condizioni estreme.

    Secondo la classificazione dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), oltre 21 milioni di sudanesi – il 45% della popolazione – affrontano livelli gravi o acuti di insicurezza alimentare, e 375 mila persone si trovano nella fase più alta, quella di “catastrofe”. Nelle regioni in cui la violenza si è attenuata, come Khartoum, Al Jazirah e Sennar, si registra un lieve miglioramento: i mercati riaprono e alcune famiglie tornano a casa. Ma questi progressi restano fragili, mentre gran parte del Paese continua a vivere nel caos, con un’economia distrutta e servizi essenziali al collasso.

    Il Comitato di revisione della carestia (FRC) conferma che anche a Dilling, nel Kordofan meridionale, le condizioni potrebbero essere simili, ma la mancanza di dati impedisce una classificazione ufficiale. In totale, oltre venti aree del Darfur e del Kordofan sono considerate a rischio imminente di carestia.

    I dati sulla malnutrizione infantile sono devastanti: a El Fasher i tassi oscillano tra il 38 e il 75 per cento, a Kadugli raggiungono il 29. Le epidemie di colera, malaria e morbillo aggravano ulteriormente la situazione, in un contesto in cui i sistemi sanitari e idrici sono ormai collassati. “La combinazione mortale di fame, malattie e sfollamenti sta mettendo a rischio milioni di bambini”, avverte l’UNICEF.

    Il Programma Alimentare Mondiale riesce a raggiungere solo quattro milioni di persone al mese, spesso a prezzo di grandi rischi per gli operatori. “È ancora il conflitto a decidere chi mangia e chi no”, dichiara il direttore delle emergenze Ross Smith.

    La carestia è il riflesso diretto di una guerra civile che, dall’aprile 2023, devasta il Sudan. Il conflitto oppone le Forze Armate Sudanesi (SAF) del generale Abdel Fattah al-Burhan alle Forze di Supporto Rapido (RSF) guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. In due anni, la guerra ha distrutto città e villaggi, provocato milioni di sfollati e reso inaccessibili intere regioni agli aiuti umanitari.

    In Darfur e nel Kordofan, la fame non è solo una conseguenza della guerra: è una delle sue armi principali. Entrambi gli schieramenti hanno usato il blocco degli aiuti, gli assedi e la distruzione dei raccolti come strumenti per fiaccare le comunità civili e controllare il territorio. La carestia, in Sudan, non è il risultato di una calamità naturale, ma il prodotto deliberato di una guerra condotta contro i civili.


    Famine conditions confirmed in Sudan’s El Fasher and Kadugli as hunger and malnutrition ease where conflict subsides

    FAO, WFP and UNICEF warn of the highest levels of acute food insecurity and malnutrition in El Fasher and Kadugli; improvements seen where fighting has receded and services have resumed

    04/11/2025 Joint FAO/UNICEF/WFP News Release

    Sudan: Famine confirmed in El Fasher and Kadugli towns, 20 other areas at risk of Famine – (September 2025 – May 2026)

  • Negare la carestia a Gaza con le foto della festa

    Alcuni commentatori filoisraeliani, come Marco Taradash, utilizzano le immagini dei palestinesi di Gaza che festeggiano il cessate il fuoco per negare la carestia nella Striscia. È un’operazione fuorviante, che ignora i criteri oggettivi e le valutazioni ufficiali della situazione.

    La carestia non è definita dall’aspetto di singoli individui ridotti a scheletri, ma da criteri precisi e misurabili stabiliti dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), il sistema internazionale di riferimento.

    La Fase 5 (Catastrofe/Carestia) viene dichiarata quando sono soddisfatte simultaneamente tre soglie:

    • almeno il 20% della popolazione soffre un’estrema mancanza di cibo;
    • almeno il 30% dei bambini presenta malnutrizione acuta (sindrome da deperimento);
    • si registrano almeno due morti ogni 10.000 persone, o quattro ogni 10.000 bambini, al giorno, per fame o per la combinazione di fame e malattia.

    Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, come WFP e UNICEF, hanno ripetutamente messo in guardia sul rischio imminente di carestia in alcune aree di Gaza — in particolare nel nord — e hanno confermato livelli di insicurezza alimentare acuta (Fase 4 – Emergenza) e tassi di malnutrizione infantile oltre le soglie storiche. Le cause principali sono la limitazione all’accesso degli aiuti umanitari, del cibo, dell’acqua potabile e dei servizi sanitari. I report indicano decine di migliaia di bambini colpiti da malnutrizione acuta.

    L’aspetto fisico di una persona, soprattutto se adulta o precedentemente in buona salute, non è un indicatore affidabile della condizione alimentare di un’intera popolazione.

    La malnutrizione acuta colpisce più rapidamente e gravemente i bambini piccoli. La fame agisce in modo graduale: provoca prima carenze nutrizionali, poi debolezza immunitaria, e solo nel tempo e in condizioni estreme il deperimento visibile e la morte. La fame non si vede subito, ma uccide comunque.

    La situazione alimentare è molto più grave nel nord della Striscia, dove l’accesso agli aiuti resta difficilissimo, e varia sensibilmente tra aree, famiglie e individui.

    Dopo l’assalto e l’occupazione militare di Gaza City — che ha persino comportato la chiusura del “bar della Nutella”, diventato un simbolo dei negazionisti — l’attenzione mediatica sulla carestia è diminuita. Ma le valutazioni ufficiali delle organizzazioni internazionali non sono cambiate.

    L’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha confermato ufficialmente la condizione di carestia (Fase 5) in almeno un’area della Striscia di Gaza, il governatorato di Gaza. È la prima carestia mai dichiarata in Medio Oriente.

    La classificazione, pubblicata nell’agosto 2025, certifica che le soglie critiche — estrema privazione alimentare, malnutrizione acuta elevata e mortalità legata alla fame — sono state raggiunte.

    Oltre mezzo milione di persone, circa la metà bambini, vive oggi in condizioni di carestia conclamata (Fase 5). Più di 54.600 bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta o severa, con un rischio elevatissimo di malattie e morte.

    Le cause sono note e documentate: il blocco degli aiuti, la distruzione dei servizi essenziali, gli sfollamenti continui.

    La restrizione (solo parzialmente attenuata) all’ingresso e alla distribuzione degli aiuti umanitari, il collasso del sistema sanitario e dei servizi idrici e igienici, insieme alla fame, aumentano il rischio di epidemie e aggravano ulteriormente la malnutrizione.

    Le immagini dei festeggiamenti a Gaza — diffuse il 9 e 10 ottobre 2025 dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas — sono reali: mostrano folle in festa a Nuseirat, Deir al-Balah e Gaza City, con bambini che corrono, fuochi d’artificio e bandiere palestinesi.

    Ma rappresentano solo una parte della popolazione: gruppi urbani in aree accessibili, non i 2,3 milioni di abitanti (di cui 1,9 milioni sfollati). Chi festeggia può aver ricevuto aiuti recenti o conservato riserve; altrove, soprattutto nei campi profughi del nord, la fame continua.

    Usare le immagini di un gruppo di persone per negare una crisi alimentare complessa e documentata da organizzazioni internazionali significa sostituire l’analisi con l’aneddoto, la realtà con l’apparenza.