Mese: Settembre 2026

  • Il sovranismo vassallo dell’AfD

    Afd sovranismo vassallo

    C’è un elemento di realismo geopolitico nel voto tedesco all’Alternative für Deutschland (AfD) di Alice Weidel. Perché sotto il governo Cdu-Spd del cancelliere Friedrich Merz, la Germania si ritrova a essere “nemica” della Russia e sempre meno amica degli Usa. L’elettore tedesco può credere che le sanzioni alla Russia, la rinuncia al gas russo, il sostegno in armi all’Ucraina abbiano impoverito la Germania. In particolare la Germania Est. E stiano portando tutto il paese verso la guerra. Al tempo stesso, questa posizione non porta più alcun beneficio dall’Occidente. Alla Casa Bianca è tornato Donald Trump, che flirta con Vladimir Putin, paventa il ritiro dalla Nato, detesta l’Unione Europea e i suoi governi liberal-democratici. Invece, mostra di apprezzare l’estrema destra, al punto da festeggiare i suoi successi. Con l’AfD al potere, la Germania potrebbe aggiustare in un colpo solo i suoi rapporti con la Russia e con gli Usa.

    Non è una buona idea? Lo sarebbe anche se solo scongiurasse la guerra con la Russia. Togliere le sanzioni, ripristinare i rapporti commerciali ed energetici con Mosca, smettere di armare Kiev, farebbe risparmiare molti soldi e ridurrebbe l’inflazione. Tutto a vantaggio della produzione e dell’occupazione tedesca. Dal lato americano, con l’amministrazione Maga che apprezza l’AfD, la Germania potrebbe avere rapporti più cordiali, dazi commerciali più favorevoli e una rinnovata protezione militare. Trump vuole andare d’accordo con Putin? La Germania sotto l’AfD può fare da ponte, come nella migliore tradizione tedesca, dalla realpolitik di Bismarck all’ostpolitik di Willy Brandt. Altro che Hitler! Seppure, al di là dei suoi confini di estrema destra, il profilo etnonazionalista e ultraliberista dell’Afd lasci perplessi, un quadro geopolitico più prospero e disteso potrebbe smussarne gli spigoli.

    Ma, la politica estera tedesca sotto l’AfD, oltre a sacrificare l’Ucraina, sacrificherebbe anche l’Unione europea. L’AfD propone la Dexit, l’uscita della Germania dalla Ue. Se, una volta al governo, l’AfD indugiasse, il suo sovranismo giocherebbe comunque contro la solidarietà e l’integrazione europea. La Germania è il leader naturale dell’Europa. Se rinuncia a questo ruolo, perde un fondamento della sua potenza, sia politica, sia economica. L’integrazione europea è servita per sostituire le guerre in Europa con i commerci. I tedeschi vendono il 56% delle loro merci sul mercato unico europeo: 78 miliardi di euro al mese. Una Germania di estrema destra, amica di Trump e Putin, ma ostile all’Europa, spaventerebbe i francesi e i polacchi di qualsiasi orientamento. I loro paesi vorrebbero riarmarsi ancora di più, anche contro la Germania.

    La Russia si è ormai ristrutturata per avere una economia di guerra e per vendere il suo gas e il suo petrolio a Cina e India. Perché dovrebbe voler tornare a vendere gas a basso costo alla Germania? Forse, per ripristinare una posizione di ricatto. Come poco prima e subito dopo l’invasione dell’Ucraina. In queste condizioni, come potrebbe la Germania dell’AfD fare da deterrente a una Russia di nuovo aggressiva verso i paesi Baltici e altri paesi dell’Europa orientale?

    Una Germania senza l’Europa, assoggettata al rifornimento energetico russo, diventa un partner meno interessante anche per gli Usa di Trump. Adesso l’amministrazione Maga può sostenere l’AfD come testa d’ariete contro la Ue. Ma, una volta al governo, l’AfD deve fare la parte del vassallo obbediente. L’affinità ideologica non basta per ricevere un trattamento di favore. Come dimostra il trattamento riservato da Trump a Giorgia Meloni. I dazi hanno punito l’Italia più di altri paesi europei. E quando il governo italiano ha fatto anche solo finta di negare le basi agli Usa per la guerra all’Iran, Trump ha bullizzato Meloni via stampa e via social.

    I Maga difendono il manifatturiero americano, i dazi bisogna comunque pagarli. E quando gli Usa si impantanano in una guerra, basi e contingenti bisogna sempre offrirli. Allora, il sovranismo AfD, se appare sensato nell’immediato, diventa paradossale e autolesionista nel prossimo futuro. Puoi essere sovranista, molto sovranista, ma senza solidarietà europea non c’è potenza e senza potenza non c’è sovranità.

  • Ceuta e Schengen: il confine immaginario tra Spagna e Italia

    Ceuta e Schengen: il confine immaginario tra Spagna e Italia

    Italia e Spagna sono due paesi di primo approdo rispetto ai movimenti migratori dall’Africa. Avrebbero interesse ad allearsi, per affermare un principio di solidarietà in Europa. Per cui, ogni migrante che arriva in Italia, in Spagna, in Grecia, è un migrante che arriva in Europa. Perciò, tutta l’Unione Europea se ne fa carico con un principio di redistribuzione nell’accoglienza.

    Però, l’Italia è governata dai sovranisti-populisti, che all’alleanza con i paesi europei mediterranei preferiscono l’alleanza con le estreme destre europee. Le quali, non vogliono redistribuire, vogliono respingere. Con questi effetti: una parte dei migranti riesce comunque ad approdare in Europa, ma rimane in clandestinità e può essere meglio sfruttata; la parte che non ce la fa si divide tra quelli che affogano nel Mediterraneo e quelli che rimangono prigionieri nei campi di concentramento, in paesi africani, come Libia e Tunisia. Con questi paesi, i governi europei hanno stretto accordi per trattenere i migranti. Che finiscono schiavizzati o espulsi e abbandonati nel deserto.

    La sospensione di Schengen

    Coerente con questa politica, il governo italiano delle destre ha approfittato della crisi di Ceuta a fine luglio 2026, non per aiutare la Spagna, ma per isolarla dall’Europa. Settantamila migranti marocchini hanno raggiunto la città di Ceuta, forzando i confini del territorio spagnolo in Marocco, il governo italiano ha reagito, per usare le parole di Meloni e Tajani, con “la sospensione del Trattato di Schengen” tra Italia e Spagna. In verità, ha spiegato Piantedosi, l’Italia ha reintrodotto i controlli alle frontiere interne, come previsto dal Trattato, in presenza di “una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”. Eppure: 1) tra i due paesi non esiste un confine comune; 2) i migranti si trovavano oltremare a Ceuta; 3) è in vigore un regime speciale, dal 1991, che impone controlli d’identità in uscita da Ceuta verso la Spagna peninsulare o altri paesi Schengen.

    La prova della inutilità della reazione italiana è data dallo stesso Viminale. In tutto il mese di agosto 2026, con “Schengen sospeso”, sono state controllate 500mila persone, identificate 180mila, respinte 31, solo 8 marocchini, nessuno proveniente da Ceuta. Malgrado ciò, il governo italiano ha prorogato la “sopensione di Schengen” per altri quindici giorni, vagheggiando un pericolo di infiltrazioni jiahdiste. Naturalmente, il governo spagnolo ha sospeso a sua volta la libera circolazione con l’Italia, mostrando peraltro, che la maggior parte dei migranti irregolari in Europa approda via Italia e non via Spagna. Infatti, percepita la rottura della solidarietà europea, si è aperto un varco. A metà agosto, la Germania ha annunciato che avrebbe ripreso a trasferire in Italia i migranti “dublinanti”, cioè, richiedenti asilo entrati in Italia e poi trasferitisi in Germania. Con effetto domino: alla Germania si sono aggiunte Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Irlanda.

    La competizione con l’estrema destra

    La crisi diplomatica tra Italia e Spagna, innescata dal governo italiano, ha due cause. Una interna all’Italia e una interna all’Europa. La causa interna all’Italia è dovuta alla paura di Giorgia Meloni, la nostra presidente del consiglio. La quale teme la concorrenza di Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Il partito della destra più estrema, che veleggia nei sondaggi ormai sopra la Lega e Forza Italia. Data la fluidità dell’elettorato di destra, già mostrata nelle precedenti elezioni politiche ed europee, nulla esclude che Futuro Nazionale possa insidiare il primato di Fratelli d’Italia. Intanto gli riduce i margini di ambiguità, nel giostrarsi tra fascismo e conservatorismo.

    La causa interna all’Europa vede ogni partito conservatore, specie se al governo, fare i conti con la concorrenza di una destra più estrema. Invece, il governo spagnolo di Pedro Sanchez è un governo socialista, bersaglio facile da isolare da parte di tutti i governi conservatori che vogliono dare prova di inflessibilità sull’immigrazione. Nella propaganda conservatrice, o come oggi si usa dire nella “narrazione”, la crisi di Ceuta sarebbe stata provocata dalla benevolenza spagnola in materia migratoria. Il governo Sanchez si è opposto alle nuove restrizioni europee e soprattutto ha regolarizzato centinaia di migliaia di immigrati in Spagna, generando un effetto di attrazione.

    La regolarizzazione spagnola

    In buona o cattiva fede, la lettura conservatrice è sbagliata. Il governo Sanchez non ha regolarizzato indiscriminatamente una massa di immigrati, ma immigrati lavoratori che avevano i requisiti per ottenere il permesso di lavoro. Per essere regolarizzati, i migranti dovevano dimostrare di risiedere in Spagna da almeno cinque mesi prima del 1° gennaio 2026, di non avere precedenti penali e di avere un contratto di lavoro, legami familiari o trovarsi in una situazione di vulnerabilità. Le domande potevano essere presentate solo dal 16 aprile al 30 giugno 2026. Quando la crisi di Ceuta è esplosa a fine luglio, il programma era già scaduto da un mese. La misura offriva un permesso di soggiorno e di lavoro per un anno, rinnovabile, non la cittadinanza spagnola o europea, come erroneamente affermato da alcuni esponenti della destra italiana.

    La campagna di disinformazione su Ceuta

    La campagna di disinformazione via social che ha incoraggiato migliaia di marocchini a varcare il confine di Ceuta, non faceva riferimento alla regolarizzazione spagnola, ormai chiusa, ma ad una sentenza della magistratura spagnola che vietava il respingimento di massa a Ceuta e Melilla. L’8 luglio 2026, la Corte Suprema spagnola ha stabilito che i migranti che arrivano via mare a Ceuta e Melilla non possono essere soggetti alla stessa procedura di respingimento immediato prevista per chi supera le barriere fisiche di terra. La Corte ha infatti chiarito che il mare non può essere considerato una “barriera materiale”. La campagna di disinformazione diceva che il confine di Ceuta era ormai aperto e che i migranti sarebbero stati accolti dalla Spagna sulla base di questa sentenza.

    Chi ha mosso questa campagna? Forse il Marocco stesso, per punire la Spagna del suo riavvicinamento all’Algeria, poiché i due paesi sono in conflitto nella contesa sulla sovranità del Sahara occidentale. La Spagna nega la responsabilità del Marocco, perché ha comunque bisogno della sua collaborazione per gestire i confini di Ceuta e Melilla. Sanchez ha accusato Russia e Israele di strumentalizzare la migrazione con l’obiettivo di attaccare la Spagna, dividere l’Europa e indebolirla. Ha inoltre collegato le azioni di Russia e Israele alle posizioni di Madrid sulle guerre in Ucraina e a Gaza.

    Con ciò possiamo considerare la vicinanza di Trump a Israele e al Regno del Marocco, oltre la sua ostilità alla UE e, in particolare, alla Spagna di Sanchez. Anche i flussi migratori sono diventati uno strumento delle guerre ibride. Non sappiamo chi abbia orchestrato la campagna. Sappiamo però che una campagna di disinformazione ha trasformato una sentenza giudiziaria molto circoscritta nell’immagine di una Spagna che avrebbe aperto le proprie frontiere.

    La vulnerabilità di Ceuta e Melilla

    Come che sia, qualsiasi stato europeo che avesse due città in territorio africano sarebbe saltuariamente esposto ad assalti migratori, sotto qualsiasi governo e con qualsiasi politica migratoria. È proprio la situazione della Spagna, che ha due città autonome, Ceuta e Melilla, in territorio marocchino. Il Marocco considera Ceuta e Melilla come “territori occupati” e ne rivendica la sovranità. Però, la comunità internazionale, inclusa l’Unione Europea, riconosce la sovranità spagnola sulle due exclave. Restituire Ceuta e Melilla al Marocco risolverebbe alla radice gli assalti migratori alle due città, ma la Spagna non considera questa possibilità. Ceuta e Melilla sono spagnole da oltre 500 anni, da prima che si formasse lo stato del Marocco. Gli abitanti sono cittadini spagnoli ed europei. La stragrande maggioranza della popolazione, composta da cristiani, musulmani di origine marocchina, ebrei e indù, si identifica con lo Stato spagnolo.

    Ragion per cui, crisi a Ceuta e Melilla, con assalto di migliaia di migranti tutti insieme, le abbiamo viste anche negli anni passati, sia sotto il governo del partito socialista, sia sotto il governo del partito popolare. In alcuni periodi, la propaganda delle forze xenofobe, per denigrare una presunta politica troppo blanda dell’Italia o di altri paesi europei, esclamava: gli spagnoli arrivano anche a sparare ai migranti che si avvicinano ai loro confini. È successo a Ceuta e Melilla.