Mese: Luglio 2026

  • Il proprietario sceriffo, ariete della destra sovranista contro lo stato di diritto democratico liberale

    Legittima difesa

    La destra afferma che la difesa è sempre legittima. Dal 2006 agisce con la propaganda e con la legge per dilatare i confini della legittima difesa. Nel caso della destra sovranista al governo, il sostegno alla giustizia privata sembra contraddittorio, perché equivale a erodere il monopolio della violenza dello stato. In realtà, si tratta solo di una delega temporanea e selettiva.

    Nella visione di questa destra l’ordine viene prima della legge e l’ordine è gerarchia. Lo si vede bene nelle sue spiegazioni di tipo empatico. Lo stato di esasperazione di un gioielliere italiano (bianco) può portarlo a uccidere due rapinatori in fuga, anche se a noi non sembra più necessario. Lo stato di esasperazione di un facchino marocchino può portare la polizia a ucciderlo, con una manovra di immobilizzazione letale, anche se a noi sembra eccessivo.

    La difesa di una gioielleria da parte di un uomo adulto suo proprietario spiega l’uccisione di due rapinatori in fuga. La destra al governo promuove iniziative a sostegno del proprietario sceriffo. Critica la condanna a 14 anni, perché “sproporzionata”, anche se è la pena minima. Tenta di avviare l’istruttoria per la grazia, delegittimando in un colpo solo la Cassazione e il presidente della repubblica. Non può, e allora chiede la grazia al capo dello stato come quarto grado di giudizio. Abolisce per legge il risarcimento alle vittime se hanno subito un danno nel commettere un reato.

    La difesa di una sorella da parte di un ragazzo minorenne suo fratello, invece, non basta a spiegare l’uccisione di uno stalker che ha appena tentato un femminicidio, investendo la donna con l’auto. Qui, la destra al governo promuove iniziative, non a sostegno del ragazzo, ma prendendolo a pretesto per criminalizzare i minorenni e affermare per legge la loro imputabilità, rovesciando l’onere della prova sulla loro presunta capacità di intendere e di volere. Ossia, equiparando i minorenni ai maggiorenni.

    La destra sovranista tollera e persino incoraggia la giustizia fai da te, solo se il giustiziere è un maschio adulto proprietario minacciato da un elemento considerato marginale. Viceversa, il bracciante straniero sfruttato, maltrattato, sottopagato, stretto con i suoi simili in una catapecchia, è un criminale se si fa giustizia da solo contro il padrone che rifiuta di pagarlo. Quel bracciante neppure sente l’autorizzazione interiore a fare violenza al padrone. Al contrario, è il padrone che si autorizza a picchiarlo e finanche a ucciderlo se lui chiede di essere pagato. Come è successo ai quattro braccianti, tre afghani, un pachistano, bruciati vivi dai caporali ad Amendolara nel giugno 2026, dopo aver chiesto lo stipendio arretrato.

    La delega gerarchica alla violenza, tuttavia, è solo temporanea. Infatti, la destra sovranista al governo si comporta come un ibrido tra governo e opposizione. Non è solo una trovata demagogica per scaricare le proprie responsabilità. Questa destra si sente davvero ancora opposizione anche quando governa, perché possiede solo il potere esecutivo e legislativo, non tutto il potere. Così è nello stato di diritto democratico liberale, dove vige la separazione dei poteri. Il governo deve fare i conti con altri poteri: il presidente della repubblica, la magistratura, l’opposizione parlamentare, i corpi intermedi della società, i sindacati, le associazioni, la stampa.

    Delegare la giustizia privata a un ceto proprietario mette in discussione il monopolio della violenza, non dello stato autoritario illiberale ancora da farsi, ma dello stato democratico liberale costituito, che la destra sovranista vive come un territorio ostile anche quando lo governa. La giustizia privata del ceto proprietario aiuta la destra sovranista a scardinare le regole, le procedure, le garanzie dello stato di diritto democratico liberale, mettendo all’indice i magistrati, il presidente della repubblica, le opposizioni democratiche, la stampa indipendente. Tutti soggetti che stanno dalla parte dei “delinquenti” e contro i “cittadini onesti”.

    Se e quando lo scardinamento dello stato di diritto democratico e liberale sarà completato, insieme con l’occupazione di tutte le istituzioni da parte della destra sovranista, lo stato autoritario e illiberale sarà compiuto. Allora, la delega giustiziera al ceto proprietario verrà revocata, il monopolio della violenza dello stato sarà ripristinato.

  • Hussam Abu Safiya, il medico dell’ultimo ospedale

    Hussam Abu Safiya, il medico dell'ultimo ospedale

    Il dottor Hussam Abu Safiya è un pediatra palestinese, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, l’ultima struttura sanitaria rimasta in parte funzionante nel nord della Striscia di Gaza fino al dicembre 2024. Diventato un simbolo internazionale della resistenza civile e della tutela del diritto alla salute a Gaza, il medico è stato sequestrato il 27 dicembre 2024 dalle forze armate israeliane (IDF) durante un raid militare nel suo ospedale. Da oltre un anno e mezzo, le autorità israeliane lo trattengono in carcere in condizioni disumane, senza accuse formali, né un regolare processo. Prima del suo sequestro, il medico lavorava incessantemente per curare i neonati e i bambini di Gaza anche dopo aver subito il grave lutto del figlio Ibrahim, ucciso da un drone israeliano proprio davanti all’ingresso dell’ospedale Kamal Adwan.

    L’esercito israeliano (IDF) compì il raid contro l’ospedale Kamal Adwan dichiarando che la struttura funzionava come centro di comando operativo e roccaforte terroristica di Hamas nel nord della Striscia di Gaza. Con la stessa giustificazione, l’IDF ha provocato, nel corso della guerra contro Hamas, la sistematica interruzione dei servizi sanitari nella Striscia di Gaza, con effetti devastanti sulla popolazione civile, compromettendo o impedendo la cura di decine di migliaia di malati e feriti. Però, il personale ospedaliero, il Ministero della Salute di Gaza e diverse organizzazioni internazionali indipendenti respingono le accuse israeliane. Fonti giornalistiche internazionali, tra cui la BBC, e organizzazioni per i diritti umani evidenziano come l’IDF non abbia mai fornito prove pubbliche o verificabili dell’esistenza di cellule attive o centri di comando operativi dentro l’ospedale Kamal Adwan. Il raid comportò l’evacuazione forzata anche dei pazienti più critici, l’incendio di laboratori e sale operatorie.

    Il sequestro e la detenzione del dottor Abu Safiya, dal punto di vista israeliano, si reggerebbero sulle accuse di legami con Hamas, sulla legge militare che consente la detenzione a tempo indeterminato senza processo attraverso decreti rinnovabili ogni sei mesi, e sull’utilizzo di “prove riservate” fornite dal servizio di sicurezza, lo Shin Bet: il medico sarebbe un colonnello di Hamas, ma senza essere responsabile di atti specifici. Però, le autorità israeliane non hanno mai prodotto un atto di accusa formale, né rinviato il prigioniero a giudizio, né fissato la data di un processo regolare. Un sistema fondato su prove riservate e non accessibili alla difesa lascia inevitabilmente ampio margine all’arbitrarietà della detenzione di Abu Safiya, come degli altri medici di Gaza e di quasi tutti i prigionieri palestinesi. Un uso basato su sospetti indimostrabili, a scopo preventivo, con l’effetto di neutralizzare personale sanitario capace di garantire un minimo di cure.

    Al sequestro e alla detenzione arbitrari si aggiungono le condizioni disumane di prigionia fino a mettere Abu Safiya, vittima di gravi abusi fisici e psicologici, in imminente pericolo di vita. Il legale del medico, Nasser Odeh, è riuscito a fargli visita dopo settimane di totale isolamento e ha dichiarato che il pediatra era “irriconoscibile” a causa dei maltrattamenti subiti. Il medico in manette è stato scortato al colloquio da guardie mascherate, mostrando evidenti ecchimosi e traumi localizzati sulla testa, sul viso, sul collo e sulle orecchie. A causa delle percosse, Abu Safiya mostra una evidente debolezza fisica, parla a fatica e soffre di crisi respiratorie acute, temporanee perdite di coscienza. Lasciato quasi senza cibo, il medico ha perso circa 40 chili. I video dei suoi rari collegamenti a distanza con il tribunale lo mostrano visibilmente emaciato. Gli sono negate l’accesso alle cure e ai farmaci essenziali.

    Abu Safiya è recluso per lunghi periodi in isolamento all’interno di piccole celle sotterranee e buie, dove non ha neppure lo spazio per distendersi, completamente tagliato fuori dai contatti con la famiglia. I rapporti dei legali indicano che il forte stress psicologico, unito alle torture e alla consapevolezza del prolungamento della detenzione amministrativa fino ad almeno ottobre 2026, lo hanno portato a dichiarare di “aver perso ogni speranza di uscire vivo” dal carcere. Per queste ragioni, gli esperti dell’ONU hanno chiesto con urgenza il suo trasferimento immediato in un ospedale civile per evitargli un esito fatale.

    La prigionia di Abu Safiya è la più nota a livello internazionale, ma s’inserisce nella pratica sistematica di arresti di massa con i quali l’IDF ha sequestrato centinaia di operatori sanitari palestinesi dall’ottobre 2023. Organizzazioni israeliane per i diritti umani, tra cui Physicians for Human Rights Israel (PHRI), hanno presentato una petizione urgente alla Corte Suprema israeliana chiedendo il rilascio immediato non solo di Abu Safiya, ma di un gruppo specifico di altri tredici medici palestinesi di Gaza trattenuti nelle stesse condizioni, senza accuse e a rischio della vita. Tra questi figura il noto chirurgo ortopedico di Medici Senza Frontiere, Mohammed Obeid. Secondo i dati raccolti da reti di monitoraggio come Healthcare Workers Watch (HWW) e da agenzie umanitarie a ottobre 2025, Israele trattiene circa 80 operatori sanitari di Gaza e almeno 15 della Cisgiordania. Diverse decine sono medici specialisti, chirurghi, intensivisti, pediatri, prelevati dagli ospedali durante i raid militari.


    L’appello di Amnesty International
    Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya

    Via libera del Consiglio comunale alla risoluzione in cui si chiede l’immediata liberazione del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese ed ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan

    L’appello dell’Associazione Culturale Pediatri per il Dottor Hussam Abu Safiya e per la tutela della neutralità della medicina

    Comunicato stampa dei Medici per i diritti umani (MEDU)
    La comunità internazionale deve agire: liberare personale medico detenuto illegalmente in Israele

    L’appello della comunità sanitaria italiana al Governo
    Proteggere gli ospedali nei conflitti

    Israele, la Sinistra al Parlamento europeo: “Liberare Hussam Abu Safiya”