
A fronte della crisi energetica provocata dalla guerra israelo-americana contro l’Iran e dal blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha raccomandato un piano d’azione immediato. Le stesse raccomandazioni sono state disposte dall’Unione Europea.
Per limitare il consumo di greggio, i governi devono intervenire sulla mobilità. Abbassare i limiti in autostrada di almeno 10 km/h (risparmio stimato: 290.000 barili/giorno dalle auto e 140.000 dai camion). Estendere lo smart working fino a tre giorni a settimana per azzerare gli spostamenti non essenziali. Istituire domeniche senza auto, rendere gratuiti o economici i trasporti pubblici e incentivare la micro-mobilità (bici e camminata). Alternare l’uso delle auto tramite targhe alterne, potenziare il car sharing e evitare i voli in aereo laddove esista un’alternativa su ferrovia ad alta velocità. Per limitare il consumo di metano le linee sono altrettanto nette. Stop definitivo ai contratti con la Russia e sostituzione del gas con fonti rinnovabili o nucleare. Accelerare l’installazione di pompe di calore e regolare i termostati; ridurre il riscaldamento di solo 1°C garantirebbe un risparmio nazionale di circa 10 miliardi di metri cubi l’anno.
Nonostante le indicazioni dell’AIE e della UE, i governi europei sembrano prigionieri dell’attendismo. La speranza che la guerra finisca presto, le scorte accumulate e il timore di contraccolpi elettorali frenano l’adozione di misure di austerity. I reduci dell’opposizione alle restrizioni in tempo di pandemia già sollecitano ribellioni contro quello che definiscono il prossimo “lockdown energetico”.
Il nodo resta la gestione della crisi energetica. Se la guerra e il blocco di Hormuz dovessero perdurare, ciò che i governi non decideranno per decreto verrà imposto brutalmente dal mercato. In assenza di un piano statale di razionamento controllato, il prezzo del gas e il costo del barile aumenteranno a livelli insostenibili. Non servirà una legge per fermare le auto se la benzina toccherà i 4 euro al litro, sarà l’impossibilità finanziaria a svuotare le strade.
La differenza, però, è l’equità. Un piano statale può proteggere i servizi essenziali (ospedali, scuole, fasce deboli). Il libero mercato, invece, garantisce il consumo solo a chi ha grandi disponibilità economiche, condannando il resto della popolazione a un taglio netto dei beni primari. Senza una transizione guidata, il rischio è quello di passare da una crisi energetica a un collasso sociale caotico e violento.