
Greta Thunberg è stata arrestata il 23 dicembre 2025 a Londra durante una manifestazione organizzata dal gruppo “Prisoners for Palestine”, in solidarietà con attivisti detenuti legati a Palestine Action. La polizia londinese ha fermato Thunberg per aver esposto un cartello con la scritta “I support the Palestine Action prisoners. I oppose genocide” (“Sostengo i prigionieri di Palestine Action. Mi oppongo al genocidio”). Perché questo sarebbe in violazione della Section 13 del Terrorism Act 2000, che proibisce di sostenere un’organizzazione proscritta (proscribed organisation), come Palestine Action.
La protesta si è svolta davanti agli uffici della compagnia assicurativa Aspen Insurance nel distretto finanziario di Londra. Gli attivisti accusano Aspen di fornire coperture assicurative a Elbit Systems, un’azienda israeliana di armamenti. Durante l’azione, due manifestanti hanno spruzzato vernice rossa sulla facciata dell’edificio e si sono incatenati, venendo arrestati per danni criminali. La manifestazione mirava anche a sostenere detenuti di Palestine Action in sciopero della fame da oltre 50 giorni, in protesta contro la loro detenzione preventiva e la messa al bando del gruppo.
Greta Thunberg è stata rilasciata su cauzione poco dopo (con obbligo di presentarsi in tribunale a marzo 2026), e non è stata l’unica arrestata in azioni simili: da quando Palestine Action è stata bandita, migliaia di persone sono state fermate nel Regno Unito per aver espresso sostegno al gruppo o ai suoi prigionieri, spesso con cartelli pacifici. Il bando di Palestine Action è controverso: il gruppo è noto per azioni di sabotaggio non violente contro aziende legate a Israele, ma non per attentati contro persone.
Il bando di Palestine Action
L’organizzazione Palestine Action è stata bandita (proscribed) nel Regno Unito come organizzazione terroristica a partire dal 5 luglio 2025, ai sensi del Terrorism Act 2000. La decisione è stata annunciata dal governo laburista guidato da Keir Starmer, con l’allora Home Secretary Yvette Cooper che ha proposto l’ordine di proscription il 23 giugno 2025, approvato dal Parlamento (385 voti a favore contro 26 alla Camera dei Comuni).
Il governo ha giustificato il bando sostenendo che Palestine Action avesse superato la soglia per essere considerata “concerned in terrorism” (coinvolta nel terrorismo), sulla base di una campagna crescente di attacchi aggressivi, intimidatori e danni criminali sostenuti contro imprese, istituzioni e infrastrutture critiche, inclusi siti della difesa nazionale. Azioni che mettono a rischio la sicurezza nazionale, come irruzioni in basi militari e danni a beni legati alla difesa (ad esempio, forniture per NATO, Ucraina e alleati). L’incidente scatenante è stato l’irruzione nel giugno 2025 alla base RAF Brize Norton, dove attivisti hanno spruzzato vernice rossa su due aerei militari Voyager, causando danni stimati in milioni di sterline.
Palestine Action è stata fondata nel 2020. L’organizzazione utilizza azione diretta non violenta nei confronti delle persone, ma con danni alla proprietà, per interrompere la catena di fornitura di armi israeliane nel Regno Unito. I suoi principali target sono i siti di Elbit Systems (principale produttore di armi israeliano fabbricate in UK), con irruzioni, vernice rossa, blocchi e sabotaggi che hanno portato alla chiusura di alcuni stabilimenti. Altre aziende legate alla difesa israeliana, banche (come Barclays, che ha poi disinvestito da Elbit) e istituzioni accusate di complicità. Il gruppo si oppone a quello che definisce “genocidio e apartheid” israeliano, specie durante la guerra a Gaza.
Il bando è considerato da molti un abuso delle leggi anti-terrorismo. ONU (Volker Türk, Alto Commissario per i Diritti Umani) ha definito il provvedimento un “abuso preoccupante” delle leggi anti-terrorismo, un’applicazione sproporzionata, che criminalizza condotte non terroristiche (danni a proprietà) e viola i diritti alla libertà di espressione, assemblea e associazione. Amnesty International, Liberty e gruppi per i diritti civili lo vedono come un’interferenza illegittima con il diritto di protesta, confondendo attivismo con terrorismo. È la prima volta che un gruppo di azione diretta pacifista (senza violenza contro le persone) viene proscritto in questo modo.
Rapporti di intelligence declassificati (riportati da NYT e altri) indicano che la maggior parte delle attività di Palestine Action “non sarebbe classificata come terrorismo” secondo la definizione legale britannica, e che il gruppo non promuove violenza contro gli individui. Dal bando, oltre 2.000 persone sono state arrestate per aver espresso sostegno (es. cartelli con “I support Palestine Action” o “I oppose genocide”), portando a un aumento esponenziale degli arresti per reati terroristici. Il gruppo sta sfidando legalmente il bando in tribunale (caso avviato dalla co-fondatrice Huda Ammori).
Fonti di diverso orientamento (governative come GOV.UK, mediatiche come BBC, Guardian, Al Jazeera, NYT, Reuters) confermano che il bando si basa su una definizione molto ampia di terrorismo (che include danni gravi a proprietà per fini politici), che finisce per restringere eccessivamente la legittimità del dissenso pro-palestinese. Il caso è ancora sub judice, con possibili implicazioni per future proteste.
La repressione del movimento di solidarietà con la Palestina
Il contesto in cui si inseriscono l’arresto di Greta Thunberg, il 23 dicembre 2025, e il bando di Palestine Action come organizzazione terroristica nel Regno Unito, il 5 luglio 2025, è quello di una ridotta tolleranza e, in molti casi, di una vera e propria repressione nei confronti dei movimenti e delle espressioni di solidarietà con la Palestina in vari paesi occidentali, a partire dal 7 ottobre 2023 (l’attacco di Hamas in Israele e la successiva risposta israeliana a Gaza). Questa tendenza è documentata da rapporti di organizzazioni per i diritti umani come la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), Human Rights Watch (HRW) e Amnesty International, che evidenziano un aumento sistematico di misure repressive, motivate spesso da preoccupazioni per la sicurezza nazionale o la lotta all’antisemitismo, ma criticate come sproporzionate e lesive della libertà di espressione, assemblea e associazione.
Dal 7 ottobre 2023, quando Hamas ha lanciato un attacco contro il sud di Israele uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 250 ostaggi, Israele ha risposto con una campagna militare a Gaza che ha causato oltre 70.000 morti palestinesi (secondo stime FIDH al 2025), soprattutto civili. Questo ha innescato un’ondata globale di proteste pro-Palestina, ma anche una reazione repressiva in Occidente. Rapporti indicano che governi e istituzioni hanno intensificato misure contro attivisti, studenti, giornalisti e organizzazioni, confondendo spesso critiche legittime alle politiche israeliane con antisemitismo o sostegno al terrorismo.
Questa direzione si manifesta in diversi modi. Criminalizzazione di slogan e simboli. Frasi come “From the river to the sea” “Free Palestine”, o “Intifada” sono state interpretate come incitamento all’odio o al terrorismo, portando ad arresti. Censura online e mediatica. Meta (Instagram e Facebook) ha rimosso oltre 1.050 contenuti pro-Palestina tra ottobre e novembre 2023, secondo HRW. Repressione accademica e lavorativa. Università e datori di lavoro hanno sospeso o licenziato persone per post sui social o partecipazione a proteste. Aumento di arresti e sorveglianza. Migliaia di arresti in proteste, con uso di leggi anti-terrorismo per monitorare attivisti.
Diversi critici, inclusi l’ONU e gruppi per i diritti civili, definiscono queste misure un “abuso preoccupante” delle leggi anti-terrorismo, che restringe lo spazio civico e normalizza l’islamofobia e il profiling razziale. Fonti come il Guardian e il New York Times notano che, mentre alcune azioni mirano a prevenire violenza, molte colpiscono espressioni pacifiche, alimentando un clima di paura.
Nonostante la repressione, il movimento pro-Palestina ha visto una mobilitazione record, con milioni di partecipanti globali, inclusi ebrei antisionisti e attivisti per i diritti. Tuttavia, questa dinamica ha eroso spazi democratici, con un impatto sproporzionato su comunità musulmane e di colore. Il caso Thunberg e Palestine Action esemplifica come misure anti-terrorismo vengano applicate a proteste non violente, alimentando conflitti, dibattiti e preoccupazioni sulla tenuta delle libertà civili.
Riferimenti
Greta Thunberg arrested over Palestine Action demo
BBC, James W Kelly, 23 Dec 2025
Greta Thunberg arrested in London over ‘Palestine Action prisoners’ placard
The Guardian, Ben Quinn, Tue 23 Dec 2025
Palestine Action hunger strikes: What are their demands?
As a months-long hunger strike persists, calls for immediate government intervention grow louder
AlJazeera, Alex Kozul-Wright and News Agencies, 22 Dec 2025
Terrorism Act 2000 UK
legislation.gov.uk – en.wikipedia.org
Two arrested on suspicion of shouting slogans calling for ‘intifada’ at protest
Total of five arrests made at pro-Palestine demonstration in London – hours after chiefs of two police forces announced change in approach
The Guardian, Vikram Dodd and Nadeem Badshah, Wed 17 Dec 2025
Right to protest is under sustained attack in the west, report finds
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Counter-terror laws being ‘weaponised’ against pro-Palestine groups in UK, US, France and Germany, says FIDH
The Guardian, Geneva Abdul, Tue 14 Oct 2025
FIDH publishes a report on the repression of the solidarity movement with Palestine
fidh.org 14/10/2025