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  • Israele affama Gaza, ma accusa i palestinesi di rubare gli aiuti

    Israele affama Gaza, ma accusa i palestinesi di rubare gli aiuti

    Israele affama Gaza, ma accusa i palestinesi di rubare gli aiuti.

    È questa, da alcuni giorni, la tesi rilanciata con rinnovata insistenza dalla propaganda israeliana: la carestia non sarebbe più responsabilità del blocco imposto da Israele, ma delle “bande palestinesi” che intercettano il poco che riesce a passare.

    Molti profili filo-israeliani stanno citando i dati pubblicati sul portale ONU UN2720 – una piattaforma operativa per il monitoraggio degli aiuti – per sostenere che quasi tutti i carichi vengono rubati, lasciando la popolazione senza soccorsi. A sorpresa, questa lettura è stata fatta propria anche dal fact-checker David Puente, che su Open ha pubblicato un articolo intitolato:

    «Gaza, ecco perché gli aiuti umanitari non arrivano: la maggior parte vengono rubati – I dati ONU».

    Secondo l’articolo, basato sui dati UN2720, l’85% degli aiuti entrati nella Striscia tra maggio e luglio 2025 sarebbe stato dirottato da bande armate e poi rivenduto sul mercato nero. Il risultato? Dei circa 2.000 camion passati in quei due mesi, solo 200 avrebbero raggiunto effettivamente la popolazione affamata.

    Il punto cieco: il blocco israeliano

    Ma questa lettura omette un dato fondamentale: per evitare la carestia, secondo OCHA (Ufficio ONU per gli Affari Umanitari), a Gaza dovrebbero entrare almeno 500 camion di aiuti al giorno. Invece, i dati citati da Open rivelano che ne sono entrati in media solo 33 al giorno – meno del 7% del fabbisogno minimo.

    Dunque, quell’85% di aiuti “rubati” non si riferisce alla totalità degli aiuti necessari, ma a una minuscola frazione di ciò che Israele permette di far passare. Il vero scandalo non è il saccheggio, ma l’embargo: a Gaza manca il 93% del cibo necessario perché Israele lo trattiene ai valichi.

    La distorsione narrativa che ne risulta è evidente: Israele viene assolto dalla responsabilità primaria – l’assedio – mentre i palestinesi vengono accusati di sabotare gli aiuti, raffigurati come predoni e non come vittime di una carestia deliberatamente provocata. Un crimine di guerra – impedire l’accesso al cibo a una popolazione civile – viene così trasformato in un problema di “mala gestione interna”.

    Se un fact-checker ignora il contesto essenziale e si limita a isolare un numero senza interrogarsi su cosa lo rende possibile, non sta facendo corretta informazione: sta contribuendo a normalizzare una falsificazione.

    E questa falsificazione – che toglie responsabilità all’occupante e la riversa sull’occupato – ha precise ricadute politiche: serve a disinnescare l’indignazione internazionale e a giustificare l’inazione.