
La prolusione inaugurale di un festival letterario è il discorso che apre e timbra l’edizione. La definisce così Paolo Di Paolo, che dirige il Salerno Letteratura Festival.
Se Erri De Luca, invece di dichiararsi sionista e negare il genocidio di Gaza, si fosse dichiarato sostenitore della causa palestinese e avesse negato gli stupri di Hamas nell’attacco del 7 ottobre, sarebbe stato giusto togliergli l’intervento inaugurale del Festival?
Me lo domando mentre leggo il contrappunto di Micromega. La direttrice Cinzia Sciuto giudica un errore la scelta del Festival di revocare a De Luca l’incarico di tenere la prolusione inaugurale dell’edizione 2026. La decisione avrebbe un sapore punitivo e censorio. L’evento poteva essere l’occasione per discutere le posizioni dello scrittore e contestarle apertamente. La soglia di tolleranza su Gaza è diventata troppo bassa.
La decisione del Festival, lo vediamo, si presta all’accusa di censura, può quindi sembrare inopportuna. La conferma dell’incarico, però, si prestava al rischio di identificare il Festival con le tesi dello scrittore chiamato a inaugurarlo.
Immagino che l’evento inaugurale di un Festival, così come la relazione introduttiva di una riunione, richieda, se non una identità di vedute, almeno una compatibilità. Chi definisce la cornice di un evento non può essere un estraneo, un estremista, o un dissidente. Se a ridosso dell’evento, ti metti al centro del dibattito pubblico con uno di questi tre ruoli, andrai bene per intervenire, ma non per inaugurare. Infatti, la direzione ha proposto a De Luca di fare un intervento all’interno del Festival, ma lui ha rifiutato.
D’altra parte, lo stesso scrittore è indisponibile al confronto. L’intervista al Foglio mostra che De Luca non si limita a sostenere una tesi discutibile. Definisce l’accusa di genocidio «una distorsione storica e verbale», afferma che «non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele», e pone come condizione per partecipare a eventi pubblici che «non si parli di genocidio in riferimento a Gaza»
La stessa Micromega, nel novembre 2024, ha escluso dalla redazione della rivista una giornalista freelance, Federica D’Alessio, dopo che lei aveva pubblicamente negato gli stupri di Hamas del 7 ottobre. Questo, nonostante, il comune orientamento critico verso Israele e solidale verso i palestinesi. La rivista non motivò ufficialmente il licenziamento di D’Alessio e gestì la vicenda in modo opaco. Tuttavia, il fatto avvenne nel fuoco delle contestazioni pubbliche contro la posizione della giornalista.
Va detto che i due casi non sono proprio equivalenti: il licenziamento toglieva a D’Alessio il reddito, la revoca della prolusione costa a De Luca un privilegio, non il sostentamento. Ma questo rende il doppio standard ancora più difficile da giustificare.
Secondo me, allora come oggi, non si tratta solo della posizione, ma anche e soprattutto della postura. Un conto è riconoscere che esistono una discussione, una controversia, delle indagini in corso e collocare la propria opinione dentro un discorso problematico. Un’altra è sostenere che non c’è niente da discutere, non c’è nessun genocidio (o nessuno stupro). Punto. Chi pensa il contrario è stolto o disonesto.
Se neppure mostri il senso della relatività delle tue opinioni, se chiudi le discussioni invece di parteciparvi, io posso voler prendere le mie precauzioni per evitare di essere confuso con te o di apparire indifferente.
