Tag: Educazione sessuale

  • L’ideologia gender fa più paura della pornografia

    Educazione sessuale Scuola Ideologia Gender

    La destra è da sempre contraria all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Perché pensa che la sessualità sia come un panno sporco: si lava in famiglia. E perché ha paura dell’ideologia gender.

    Però, nella maggior parte delle famiglie la sessualità è un argomento tabù. Oppure, laicamente evitato. Così, i giovani si educano da soli, nell’amicizia tra pari e con la pornografia online. Allora, parlarne a scuola diventa la principale opportunità educativa. Anche dal punto di vista di chi l’avverte come problematica, dovrebbe essere vista come il male minore.

    L’ideologia gender è un’etichetta controversa che vorrebbe definire gli studi e le rivendicazioni di una parte del femminismo e della comunità LGBTQ+. Ossia, distinguere tra sesso e genere, valorizzare la pluralità degli orientamenti sessuali, insegnare il principio del consenso, prevenire la violenza. Possiamo disapprovare o dubitare di alcune di queste teorie, come avviene all’interno di ogni disciplina: storia, filosofia, letteratura, scienza. Questo non porta a interdire un’intera area d’insegnamento. La scuola è insieme luogo di educazione e di confronto, nessun insegnante ha il potere di inculcare un solo modo di pensare. Io mi sono interessato al comunismo in prima media, perché avevo una professoressa di storia anticomunista.

    La violenza sessista e i femminicidi hanno aumentato la pressione sociale per introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e in molti istituti di ogni ordine e grado si sono avviati dei corsi educativi, che non possono essere proibiti senza violare il principio della libertà d’insegnamento e dell’autonomia scolastica.

    Così la destra al governo ha adattato la sua linea. È passata dal divieto totale alla concessione parziale. Il ddl Valditara, approvato in via definitiva il 4 giugno 2026 in senato, vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia ed elementari, ma la concede nelle scuole medie e superiori con il consenso informato dei genitori. I quali devono conoscere e approvare gli obiettivi educativi dei corsi, gli argomenti trattati, le modalità di svolgimento, l’eventuale presenza di esperti esterni.

    Non è un passo avanti, ma una manovra ostruzionistica, per mantenere l’Italia tra i pochi paesi europei che escludono o limitano l’educazione sessuale nelle scuole: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania. Con il divieto nelle scuole materne ed elementari, il vincolo del consenso informato nelle scuole medie e superiori, il governo segnala alle famiglie che informare e formare sugli affetti e la sessualità è una zona di pericolo. Di certo, c’è un tipo di famiglia che non darà mai il consenso: quella che abusa. Poi, le famiglie tradizionaliste. Quelle legate a interpretazioni religiose e ideologiche reazionarie vorranno esonerare i propri figli, proprio coloro che forse ne avrebbero più bisogno.

    Eppure, l’informazione e la formazione scientifica non anticipano il debutto sessuale, come si teme, ma lo posticipano e rendono i giovani più responsabili, riducono il tasso di gravidanze indesiderate e la diffusione di infezioni sessualmente trasmissibili. Insegnare ai bambini fin dalla più tenera età il concetto di “confine corporeo” e il diritto di dire no è il modo più efficace per aiutarli a riconoscere molestie e abusi da parte degli adulti. Educare al rispetto delle diversità di genere e di orientamento sessuale, fin dai primi anni di scuola, abbatte gli stereotipi e riduce gli episodi di discriminazione e di violenza tra pari.

    Questi non sono gli orientamenti di un opinionista progressista o di un ideologo del gender. Sono gli orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • Educazione sessuale e rapporto di potere tra i sessi

    Educazione sessuale e rapporto di potere tra i sessi

    Il 3 dicembre 2025, la Camera dei Deputati ha approvato la legge sul consenso informato per l’educazione sessuale nelle scuole, con i voti favorevoli dei partiti di centrodestra e il voto contrario delle opposizioni. La legge stabilisce il divieto dell’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole elementari. Mentre prevede che le scuole medie e superiori debbano ottenere il consenso informato preventivo dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, prima di svolgere qualsiasi attività che tratti temi legati alla sessualità.

    L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole può dare benefici concreti. Aiuta i giovani a conoscere il proprio corpo e i cambiamenti della pubertà; fornisce informazioni corrette su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili; insegna il valore del consenso e del rispetto nelle relazioni. Può contribuire a contrastare stereotipi e discriminazioni, educare alle emozioni e proteggere dall’abuso. In un’epoca in cui i ragazzi accedono facilmente a contenuti online fuorvianti, la scuola può offrire un riferimento educativo affidabile.

    Nei paesi dove si è introdotta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, come Germania, Olanda, Svezia, tra gli adolescenti si sono ridotte le gravidanze indesiderate, la malattie sessuo-trasmissibili, sono aumentate le denunce di abusi e violenze, finalmente riconosciute come tali, si è ritardato l’esordio sessuale medio di alcuni mesi, è maturato un approccio più responsabile al sesso.

    Eppure questo tema polarizza il dibattito politico. La sinistra la rivendica, la destra la ostacola o cerca di contenerla. Le ragioni sono diverse. I conservatori ritengono che certi argomenti debbano rimanere competenza esclusiva della famiglia, perché temono che la scuola possa trasmettere valori in contrasto con quelli familiari. Alcune posizioni conservatrici si legano a valori religiosi tradizionali sulla sessualità e i ruoli di genere. Particolarmente controversa è l’educazione sulle identità di genere e gli orientamenti sessuali: i conservatori temono possa confondere i giovani, i progressisti, invece, la considerano essenziale per l’inclusione. C’è disaccordo su cosa sia appropriato insegnare e a quale età.

    Tuttavia, quando la sinistra afferma che contro la violenza non basta la repressione, serve anche la prevenzione, rischia di caricare l’educazione sessuo-affettiva di aspettative eccessive. La violenza non è solo mancanza di educazione. È un rapporto di potere radicato in strutture storiche e di sistema. Qualche ora di lezione a scuola difficilmente può smantellare dinamiche così profonde.

    Una prevenzione efficace richiede qualcosa di molto più impegnativo: una lotta per riequilibrare i rapporti di potere tra i sessi. Significa politiche del lavoro che garantiscano autonomia economica alle donne, contrasto alle disparità salariali, redistribuzione del carico di cura, rappresentanza paritaria nei luoghi decisionali, decostruzione dei modelli culturali patriarcali. È un lavoro generazionale che attraversa l’economia, la politica, la cultura.

    Investire con forza sulla prevenzione educativa può anche diventare, paradossalmente, un modo per evitare interventi più difficili, che implicano un conflitto più duro. Non contro la destra o contro l’integralismo cattolico, ma contro il privilegio maschile. È più facile dire “educhiamo i ragazzi” che affrontare e correggere i rapporti di potere tra i sessi nella società, nella sfera pubblica e nelle relazioni interpersonali. L’educazione è utile e può essere un tassello importante, specie se affronta esplicitamente le dinamiche di potere. Ma presentarla come la soluzione rischia di essere illusorio e deresponsabilizzante rispetto agli interventi strutturali necessari.