
Sull’attacco militare Usa al Venezuela, Giorgia Meloni ha scritto che l’Italia non ha riconosciuto la vittoria elettorale di Maduro; pur ritenendo che ‘l’azione militare esterna non sia la strada per mettere fine ai regimi totalitari’, considera legittimo ‘un intervento difensivo contro attacchi ibridi’ da ‘entità statuali che alimentano il narcotraffico’. ‘Non è la strada’ significa non è opportuno; ‘legittimo’ significa è legale. Meloni copre Trump nel suo punto debole, la violazione del diritto internazionale, riqualificando l’attacco come autodifesa. Il Venezuela non è più uno stato sovrano aggredito, ma un’entità che minaccia la sicurezza americana. Così, il governo italiano ribadisce, oltre l’alleanza con gli Stati Uniti, anche il modo acritico e incondizionato d’interpretarla. In particolare con Donald Trump. Presidente Usa e leader mondiale delle destre di ogni paese. Sicuramente dell’Italia. La sovranista Giorgia Meloni dispone l’Italia, non come un ponte, ma come un tappetino del grande alleato.
Rispetto a quella del governo italiano, qualsiasi altra posizione europea sembra migliore, ma non di molto. La UE, con Ursula Von Der Leyen e Kaja Kallas, esprime “profonda preoccupazione”. Chiede la de-escalation, il rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Ribadisce che Maduro non è il presidente legittimo del Venezuela, ma che qualsiasi transizione deve essere pacifica e democratica. La priorità dichiarata è la sicurezza dei cittadini europei in Venezuela. Una posizione critica, ma molto laterale. Come se il diritto internazionale non fosse già stato violato con i bombardamenti su Caracas e il rapimento di Maduro e di sua moglie, Cilia Flores. Perché Trump dovrebbe trattenersi se nessuno osa condannarlo? Più esplicite le condanne di Cina e Russia, ma anche molto di circostanza. Infatti, come se non bastasse, in conferenza stampa, Trump ha apertamente rivendicato di voler gestire il Venezuela e le sue risorse petrolifere.
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa bianca, gli Usa hanno sganciato bombe su tre paesi: l’Iran, la Nigeria, il Venezuela. Tutti e tre grandi produttori di petrolio. Per qualcuno, ciò nonostante, bisogna apprezzare l’effetto collaterale sperato: la conquista della libertà e della democrazia. Entrambe sotto attacco in America, per iniziativa dello stesso Trump. Come se libertà e democrazia potessero diffondersi e consolidarsi nel mondo, attraverso un sistema di relazioni non regolato dal diritto internazionale (e interno), ma dal rapporto crudo tra prede e predatori. In un mondo del genere, l’Italia è una preda che cerca di essere l’amica protetta di un predatore. Mentre l’Europa non sa bene cosa vuole essere, avendo la stazza del predatore, ma essendo frammentata in tante prede. Mentre azzanna il Venezuela, Trump già minaccia Colombia e Cuba. La sorte dei paesi latino-americani scrive anche quella dei vicini della Russia e della Cina.
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