Il bilancio delle vittime palestinesi di Gaza

Il bilancio delle vittime palestinesi di Gaza

Secondo il Ministero della Salute di Gaza — i cui dati sono ritenuti affidabili da ONU, WHO e OHCHR — il bilancio aggiornato delle vittime palestinesi è di circa 70.500 morti e 170.000 feriti. Studi indipendenti peer-reviewed (The Lancet; Max Planck Institute; Brown University – Costs of War Project, 2025) considerano però queste cifre molto sottostimate, poiché non includono i corpi non recuperati sotto le macerie né le morti indirette dovute a fame, malattie e collasso dei servizi sanitari. Le stime più solide collocano dunque i morti diretti tra 100.000 e 120.000 e il totale delle vittime (dirette + indirette) tra 186.000 e 220.000. Analisi condotte da OHCHR su campioni di cadaveri identificati indicano che l’83–90% delle vittime sono civili, in prevalenza donne, bambini e anziani.

Le fonti israeliane e filoisraeliane contestano la validità del bilancio delle vittime palestinesi. Sostengono che il Ministero della Salute, essendo parte dell’amministrazione di Gaza, manipoli i dati mediante duplicazioni, inclusione di morti naturali o vittime di razzi palestinesi, e successive rimozioni di nomi. Inoltre, Israele afferma di aver ucciso circa 20.000 combattenti, sostenendo un rapporto civili–miliziani vicino a 1:1, presentato come uno dei più bassi nella storia della guerra urbana. Le vittime civili sarebbero inevitabili a causa dell’uso di “scudi umani” da parte di Hamas.

Tali affermazioni non trovano riscontro nelle verifiche indipendenti. Storicamente, i dati del Ministero della Salute hanno mostrato discrepanze inferiori al 3% rispetto ai conteggi delle Nazioni Unite nei conflitti 2008–2021. Le rimozioni di nomi risultano essere correzioni amministrative, non prova di falsificazione. Un database interno dell’IDF, trapelato nell’agosto 2025, attribuisce a maggio 2025 solo 8.900 combattenti uccisi, implicando un tasso di civili pari all’83%. Stime indipendenti (Airwars, Uppsala Conflict Data Program) collocano il numero dei miliziani uccisi tra 12.000 e 17.000: comunque ben al di sotto delle affermazioni israeliane. Per OHCHR e Amnesty un tasso di vittime civili superiore all’80% è “insolitamente alto” e non spiegabile con la sola presenza di combattenti tra la popolazione.

Questa discrepanza è confermata anche dal periodo successivo al cessate il fuoco del 9–10 ottobre 2025: secondo Al Jazeera e CBC, l’IDF ha ucciso 312–340 palestinesi e ferito 760–900, molti dei quali civili non coinvolti in combattimenti. Il 19 novembre si registrano 25 morti in un solo giorno (BBC), e in ottobre un attacco ha ucciso 11 membri della stessa famiglia (Guardian). L’IDF parla di “risposte a minacce”, ma rapporti ONU descrivono attacchi contro civili in zone protette, in contrasto con la narrativa israeliana della “precisione”.

L’argomento secondo cui Gaza non mostrerebbe “fossi comuni” o “odore di cadaveri in decomposizione”, rilanciato anche da Il Riformista il 13 novembre 2025 (“La grande menzogna sull’ecatombe di Gaza”), è contraddetto dai rilievi internazionali. Sono state documentate fosse comuni attorno agli ospedali Al-Shifa e Nasser, con oltre 400 corpi riesumati tra aprile e maggio 2024, molti con segni di esecuzione extragiudiziale. Le Nazioni Unite stimano che 10.000–15.000 corpi siano ancora sotto le macerie e non recuperabili. Inoltre, la tradizione islamica prevede la sepoltura entro 24 ore, riducendo fortemente gli odori su larga scala; molte aree sono state ripulite per ragioni igieniche. L’argomento “no bodies, no deaths” è classificato da ISD Global e Wikipedia come disinformazione ricorrente.

La convergenza tra fonti indipendenti, organizzazioni internazionali e perfino documenti interni dell’esercito israeliano suggerisce che le vittime civili superino ampiamente le 60.000 unità, mentre il bilancio complessivo — tra morti dirette e indirette — si colloca tra 186.000 e 220.000. Si tratta, in proporzione demografica, della più grave strage di civili del XXI secolo.


Studio The Lancet su mortalità traumatica a Gaza (gennaio 2025): Analisi capture-recapture che stima 64.260 morti dirette nei primi 9 mesi (sottostima del 41% rispetto ai dati ufficiali), con 59% donne, bambini e anziani. Supporta le stime di 100.000-120.000 morti dirette.
The Lancet – Traumatic injury mortality in the Gaza Strip

Rapporto Guardian sul database IDF trapelato (agosto 2025): Rivela che solo 8.900 militanti uccisi su 53.000 totali a maggio 2025, implicando un 83% di civili. Confuta le stime IDF di 20.000 combattenti.
The Guardian – Revealed: Israeli military’s own data indicates civilian death rate of 83%

Rapporto OHCHR/ONU su genocidio e vittime civili (maggio 2025): Documenta oltre 52.535 morti (70% donne e bambini) e chiama per indagini su attacchi indiscriminati, confutando le giustificazioni di “scudi umani”.
OHCHR – End unfolding genocide or watch it end life in Gaza

Rapporto ONU su fosse comuni negli ospedali (aprile 2024): Descrive oltre 300 corpi recuperati da Nasser Hospital (molti con mani legate), confutando l’assenza di prove fisiche di massacri.
UN News – Mass graves in Gaza show victims’ hands were tied

Wikipedia – Propaganda in the Israeli–Palestinian conflict: Questa pagina elenca il trope “no bodies, no deaths” come esempio di disinformazione pro-Israele, usato per negare le vittime palestinesi asserendo l’assenza di prove fisiche come fosse comuni o corpi visibili.
Wikipedia – Propaganda in the Israeli–Palestinian conflict

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